Andremo oltre, inaugurando una nuova fase

Con un curriculum di peso, Giovanni Legnini ha accettato con serietà e gratitudine l’invito a candidarsi a sindaco di Chieti dal centrosinistra e dalle liste civiche che compongono l’ampia coalizione con cui corre alle amministrative del 24 e 25 maggio prossimi. L’ex commissario per la ricostruzione in Centro Italia e a Ischia, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio e al Mef, vicepresidente del Csm nasce a Roccamontepiano nel 1959. Avvocato, si presenta come l’uomo dalle idee chiare per Chieti tra continuità con l’amministrazione del sindaco uscente ed elementi di novità. Legnini spiega di voler puntare su inclusività, ambiente, sicurezza guardando alle esigenze di una città che cambia e dando subito la priorità all’uscita definitiva dal dissesto finanziario, al rispetto dei diritti di chi perso la casa, alla riorganizzazione profonda della macchina amministrativa. Lo sostengono sette liste: Partito Democratico, Avs, Movimento 5 Stelle, Sindaco Legnini, Chieti per Chieti, Polo Civico Paolo De Cesare per Legnini Sindaco, Chieti Viva.
Senatore Legnini, l’avrebbe mai detto che un giorno si sarebbe candidato a sindaco di Chieti?
Questa scelta non era nei miei programmi di vita, è stata conseguente a una richiesta, ad attestazioni di stima e incitamento a dare una mano alla città pervenutemi da più parti, compresi il sindaco, gli amministratori e i candidati, anche di quelli che non sostengono l’attuale maggioranza e che nella mia candidatura intravedevano una possibilità di ricomposizione e allargamento.
Perché ha deciso di candidarsi in questo momento?
L’amore per Chieti, città che mi ha accolto quando ero ragazzo e mi trasferii a Chieti Scalo – qui ho vissuto in quattro diverse zone della città, oltre allo Scalo, anche al Tricalle, a Santa Maria e in via Spaventa (dove Legnini ha anche lo studio legale, ndr) – mi ha fatto vincere ogni resistenza. A Chieti ho formato una famiglia, sono nati e cresciuti i miei figli, ho sviluppato la mia attività professionale e esercitato già diverse funzioni pubbliche. La mia convinzione sulla possibilità per Chieti di superare i molteplici fattori di crisi, diverse dei quali avviati a soluzione dall’attuale amministrazione comunale, e di essere protagonista di un grande piano di rilancio, mi ha infine indotto ad accettare la sfida interpretandola quale servizio puro alla città e ai suoi cittadini.
La sua candidatura è un passaggio di testimone, nel solco di una continuità con l’amministrazione uscente (con il sindaco Diego Ferrara candidato consigliere comunale). Continuità che laddove dovesse salire a palazzo d’Achille sarà confermata?
Con il sindaco Ferrara – che voglio ringraziare per la lealtà e la generosità – e con l’amministrazione uscente abbiamo convenuto che l’amministrazione che avrò l’onore di guidare, se i cittadini di Chieti lo vorranno, non sarà né in continuità né in discontinuità con la precedente, ma proverà ad andare oltre inaugurando una nuova fase, anche mettendo a frutto le fertili e molteplici iniziative avviate negli ultimi difficili anni. D’altronde anche così si comprende meglio lo spirito con il quale ho accolto l’invito esteso che mi è stato rivolto. Sugli organigrammi, invece, non ho assunto alcuna decisione. Il mio orientamento seguirà due direttrici: il consenso elettorale di fronte al quale mi troverò assieme alla qualità e a una parte importante di innovazione nei diversi organi e nella struttura comunale.
Come vede oggi Chieti? Qual è la priorità assoluta da affrontare subito?
Chieti è stata trascinata in una situazione di estrema difficoltà dal malgoverno del centrodestra, parliamo di difficoltà finanziarie e non solo, ma ha energie umane, risorse naturali e storico culturali, potenzialità che possono rilanciarla e rinnovarla quale capoluogo di provincia e riferimento di un’area più vasta. La priorità è uscire dall’emergenza superando il dissesto finanziario, mitigando il rischio idrogeologico, riconoscendo il diritto alla casa di chi l’ha persa e riformando radicalmente la macchina comunale che ha bisogno di innovazione e transizione digitale compiuta anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Centro storico in difficoltà tra mancanza di parcheggi, serrande che continuano ad abbassarsi, residenti in calo ma allo stesso tempo un grande potenziale a cui spesso, ma non sempre, si accompagnano la voglia di vivere questa città per lavoro e per piacere. Da dove ripartirebbe o da dove riprenderebbe nell’amministrare questa città?
Abbiamo idee molto precise, tutte realizzabili in 5 anni: completare gli interventi in corso e da avviare, e mi riferisco innanzitutto ai parcheggi, mettendoli a rete per rendere la città più accogliente. Parlo del Terminal dove potranno essere aumentate le aree di sosta, di piazza Garibaldi e di via Ciampoli e altre aree per oltre 700 nuovi posti auto. La seconda idea è ‘Chieti città dei giovani’ con 1.000 posti letto per studenti e nuova residenzialità per i giovani con servizi di mobilità, spazi per studio, coworking e socialità capaci di accoglierli. Chieti città della cultura con una innovativa gestione intelligente e solida degli enormi beni culturali, archeologici e museali. E una Chieti che restituisca alla fruizione della collettività i numerosi immobili pubblici vuoti, compresi i progetti delle caserme Bucciante, Berardi e Pierantoni, diversi dei quali in corso di recupero, da destinare a molteplici finalità culturali, sociali e di accoglienza; a tal fine aderiremo anche al Piano città dell’Agenzia del demanio.
Anche Chieti Scalo chiede maggiore attenzione al tema della viabilità, chiede parcheggi e servizi. Quali interventi considera urgenti?
Abbiamo proposte precise per tale area cruciale e strategica di Chieti: rigenerazione di uno spazio identificativo quale centro città nell’area della stazione e di piazza Carafa, interventi su mobilità e rigenerazione nell’area di Madonna delle Piane e San Martino, dove sono in corso due grandi insediamenti, il polo logistico Eurospin e il polo servizi tecnici di Proger e vi saranno nuove importanti realizzazioni da parte dell’Università e della Camera di Commercio, una grande area destinata a verde e sport e parcheggi a Santa Filomena e nelle vie vicine; molteplici interventi di rigenerazione a Brecciarola, oltre a manutenzione e cura del verde nei grandi quartieri e nelle aree rurali.
Lei che rapporto immagina con l’università d’Annunzio?
Il rapporto con la d’Annunzio è strategico, ho constatato una piena intesa con l’Ateneo sugli obiettivi che ci proponiamo e che si aggiungono agli importantissimi interventi che l’università sta portando avanti. Chieti deve essere orgogliosa e collaborativa con la sua università.
Chieti e area metropolitana: qual è il suo orientamento a riguardo?
Non so se la grande Pescara si farà: se ciò accadrà Chieti deve ancor più saper interpretare la sua funzione storica e di cerniera territoriale mettendosi a capo di un’area più ampia che coinvolga i comuni dislocati nelle tre valli del Pescara, dell’Alento e del Foro, per provare a costituire una forte unione di Comuni capace di valorizzare l’enorme patrimonio ambientale e le risorse esistenti. Un territorio di altissimo valore che, se unito, sarà capace di un dialogo competitivo con Pescara, invece sull’area metropolitana ciò che va sviluppato sono mobilità, infrastrutture e servizi fermo restando la reciproca autonomia e il rispetto dei ruoli di ciascuno.
Lei ha aperto due comitati: uno in centro storico e uno allo scalo. Segno di vicinanza e attenzione alla cittadinanza, ma non pensa la presenza di due sedi possa aumentare la percezione di distanza tra le due anime della stessa città?
Si tratta di spazi di incontro al servizio dei due grandi ambiti della città. Immaginiamo la Chieti del futuro, per utilizzare una metafora, con due polmoni pienamente efficienti e un grande cuore. I due spazi elettorali altro non vogliono che rappresentare questa aspirazione per il futuro della città.
Se la corsa a sindaco dovesse finire al ballottaggio, esclude sin da ora apparentamenti o accordi politici con altre forze, oppure valuterà convergenze programmatiche?
Noi puntiamo a vincere al primo turno. Se si andrà al ballottaggio dialogheremo con le forze disponibili innanzitutto su basi programmatiche. Il resto si vedrà.
Immaginiamo il suo primo giorno da sindaco: qual è la prima cosa che fa Legnini a palazzo d’Achille?
Riunirei tutti i dipendenti del Comune per motivarli e trasmettere loro il convincimento che un sindaco e un’amministrazione possano realizzare gli obiettivi che si propongono con donne e uomini motivati, dialogando con loro, avvierei subito il rafforzamento e la riforma della macchina organizzativa.
E come sarà la città tra cinque anni sotto la sua amministrazione?
Le tre parole chiave che abbiamo scelto riassumono i moltissimi obiettivi programmatici che abbiamo elaborato e condiviso: una città inclusiva che cura le fragilità, l’accoglienza e l’abbattimento delle barriere di ogni genere; una città sicura, non soltanto rafforzando i presidi di sicurezza e ordine pubblico, curando la sicurezza nel territorio e nelle relazioni sociali; una città sostenibile con un ambiente sano, curato e molto verde e per questo noi vogliamo piantare 5mila alberi in 5 anni e fare grandi investimenti sulle energie rinnovabili con la costituzione di una comunità energetica.
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