Marche

l’Arena ha un’agenda, playoff incerti». Post polemico del sindaco


PESARO Vuelle sfrattata, il presidente Luca Pieri mette sul tavolo la versione di Aspes: «Nessun accordo disatteso con leggerezza, nessuna alternativa cittadina davvero pronta per sostituire la Vitrifrigo Arena, nessuna scelta fatta senza considerare il peso della Vuelle». 

Ma dalla commissione Enti partecipati emerge un punto di convergenza incontrovertibile: i playoff, per loro natura, restano la variabile meno governabile dentro la programmazione di un grande impianto. Ieri Pieri ha ricostruito la vicenda partendo dal disciplinare tecnico tra Comune e società partecipata per la gestione degli spazi sportivi, spiegando che il rapporto operativo con la Vuelle riguarda la stagione regolare, mentre i playoff diventano certi solo a campionato concluso e dipendono da troppe variabili: piazzamento, avversaria, calendario della Lega, ordine pubblico, disponibilità degli impianti. La programmazione dell’Arena corre su tempi lunghi. La candidatura per la Final Four Uefa di calcio a 5 è partita il 16 aprile 2025, con Pesaro in corsa insieme a Bruxelles e Tirana. Eventi di questo livello non si costruiscono in poche settimane: richiedono contratti, allestimenti, smontaggi, strutture tecniche, personale e una macchina organizzativa complessa. «Oggi stiamo già lavorando su appuntamenti per il 2028», ha ricordato Pieri che a titolo esemplificativo delle difficoltà ha richiamato anche un precedente legato alla pausa del campionato di Serie A1 in cui erano stati inseriti eventi per la stagione successiva, ma con la retrocessione in A2 è cambiata la finestra disponibile con gli impegni già presi da rivedere e spostare. Pieri ha poi richiamato il modello delle grandi arene, daTorino a Milano. Il punto, per Pieri, è che impianti così costosi non possono reggersi su un solo utilizzo. Hanno bisogno di programmazione, contratti e continuità. Ma producono anche un indotto, presenze e visibilità. Averli o non averli cambia il profilo economico di una città.

In serata il post polemico del sindaco Biancani

Perché l’Auditorium non va

Aspes, ha chiarito Pieri, era consapevole delle possibili sovrapposizioni e per questo avrebbe mantenuto «una interlocuzione costante» con la società biancorossa. Ma è il Comune a stabilire gli indirizzi, mentre Aspes può applicare contratti, cercare soluzioni e tenere insieme esigenze diverse. Sul tavolo anche le alternative per evitare lo spostamento a Jesi. Pieri ha spiegato che per i playoff il regolamento richiede una capienza minima di 2mila spettatori. L’Auditorium Scavolini, evocato come possibile soluzione, non dispone di elementi necessari per gare di quel livello: «Le regole sono cambiate», rispetto agli anni dell’hangar. «L’Auditorium anche con funzioni sportive, non è in grado di sostituire l’Arena quando servono grandi capienze e requisiti tecnici da playoff di serie A».

Sul fronte economico, il riferimento più forte è Tecnocasa: secondo Aspes, i tre eventi annuali muovono complessivamente circa 21mila persone, con permanenze di più giorni e ricadute su alberghi, ristoranti e filiera turistica. È qui che si misura il nodo politico della vicenda: non solo chi debba usare l’Arena, ma quale equilibrio Pesaro voglia costruire tra identità sportiva e indotto degli eventi. Aspes rivendica programmazione, contratti e sostenibilità; la politica viene richiamata alla responsabilità di decidere le priorità.




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