L’addio dell’ultimo Del Vecchio a EssilorLuxottica è una bruttissima notizia
Familyandtrends in un’intervista a caldo ha commentato come “una bruttissima notizia” le dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio da Luxottica. In molti hanno chiesto: perché? L’ultimo familiare lascia cariche operative, la governance è finalmente definita: i familiari fanno gli azionisti, i manager fanno i professionisti. Non è così: le imprese, per avere successo nel lungo termine, hanno bisogno di visione, saggezza nell’interpretare il settore, credibilità nelle decisioni chiave e coraggio, questo è il ruolo dell’imprenditore che può essere esercitato solo se si è anche, almeno in parte, proprietario.
Tornando a quanto è successo: il 25 agosto LMDV si è dimesso dalle sue cariche in EssilorLuxottica con una lettera al CdA la cui sintesi è in questo passaggio: “Non voglio diventare il figlio del fondatore utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più. Le persone devono tornare al centro… Perché mio padre non ha costruito soltanto una delle più grandi aziende italiane. Ha costruito un luogo nel quale centinaia di migliaia di persone hanno creduto di poter costruire qualcosa insieme a lui. Perdere quello sarebbe molto più grave che mancare un budget”. Un attacco diretto a Francesco Milleri, il manager scelto dal fondatore per guidare EssilorLuxottica, di cui è presidente e amministratore delegato oltre ad essere presidente della holding Delfin.
L’azionariato, nel frattempo, non è diventato più unito. A inizio settembre, un tribunale lussemburghese ha approvato il trasferimento di quote Delfin da soci persone fisiche a veicoli societari. Questo permetterà, facendo leva sulla proprietà mediata in una società, ai familiari di indebitarsi concedendo in garanzia quote Delfin e, probabilmente, anche di venderle senza passare dalla prelazione agli altri familiari. I soci hanno visioni diverse sul futuro. Uno scenario potrebbe essere vendere le partecipazioni più liquide e di minoranza di Delfin per distribuirne il ricavato o assegnarle ai singoli soci per lasciarli poi liberi di venderle sul mercato o tenersele. Resta da considerare che si tratta di partecipazioni (circa il 17% di MPS, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit) che entro fine anno segneranno il destino dell’assetto bancario e assicurativo del nostro Paese, non proprio irrilevanti o facilmente piazzabili sul mercato. Un secondo scenario potrebbe essere uno spezzatino completo di Delfin con assegnazione di 8 quote di EssilorLuxottica che, vincolate da un patto parasociale, ne garantirebbero il controllo. Resta da considerare che passare da un vincolo statutario a un patto parasociale significherebbe indebolire la solidità dell’azionariato. Un terzo scenario, quello perseguito a giugno da LMDV, prevede un familiare che indebitandosi (con l’appoggio di Delfin) compri quote da altri familiari e grazie a un peso maggiore nell’azionariato, acquisisca maggiore influenza.
È opportuno ricordare che nessuno di questi scenari è facilmente realizzabile con l’attuale governance. Persino un familiare che arrivasse a detenere la maggioranza assoluta di Delfin non potrebbe automaticamente incidere sulla composizione dell’attuale CdA né esercitare i normali diritti associati al controllo (e gli toccherebbe pure un’OPA su EssilorLuxottica quale nuovo azionista di maggioranza). Nel luglio del 2022 familyandtrends aveva evidenziato il rischio di questa rigidità: “… Del Vecchio lo ha fatto costruendo una governance che per alcune decisioni richiede la quasi unanimità dei soci attuali. È un errore comune nella generazione attuale che ricerca la concordia della famiglia ma sottostima che l’unanimità offre un potere di veto eccessivo a uno dei soci e può bloccare, anche in modo grave, una buona discussione e una conseguente migliore decisione”. Uno degli scopi di questa rigidità era fare del CdA Delfin il vero pivot del controllo, ma in una governance rigida si è creata una grave crepa in occasione del disaccordo tra i consiglieri che ha, in sostanza, portato alla bocciatura della crescita nell’azionariato di LMDV e ha contribuito, mettendo Milleri in minoranza, alla rottura tra quest’ultimo e LMDV.
Chiarito il contesto, le dimissioni di LMDV sono una cattivissima notizia perché indeboliscono la proprietà e l’impresa. L’impresa perché a primavera dovrà essere rinnovato il CdA EssilorLuxottica. Con quale credibilità potrà essere confermato Milleri come presidente e AD? La proposta di conferma sarà fatta da un CdA Delfin spaccato che a sua volta rappresenta una proprietà divisa, con visioni diverse su EssilorLuxottica (e non solo) e da questa ancora più lontana. Come reagiranno i grandi fondi internazionali, che detengono complessivamente tra il 30% e il 50%, i dipendenti, che hanno circa il 5%, lo stato francese, che ha una quota strategica di circa il 5%, Meta, che ha il 3% ed è un partner chiave per alcuni sviluppi futuri?
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