La violenza aveva il volto dell’amore, anni di maltrattamenti denunciati dai genitori della vittima: condannato

La violenza e la sopraffazione, il controllo ossessivo, avevano il volto dell’amore e la vittima ha vissuto per anni in un clima di prevaricazione e terrore, pensando che fosse altro. A far scoprire il tutto erano stati i genitori della donna, a loro volta oggetto di minacce da parte dell’uomo.
Lo hanno messo nero su bianco, in una sentenza, i giudici della Corte d’appello di Perugia confermando la condanna a carico di un uomo che era riuscito a mascherare i primi segnali di sopraffazione come gesti di passione, protezione e attaccamento affettivo, innescando un circolo vizioso dal quale la donna, particolarmente fragile, non è riuscita più a uscire.
Secondo quanto ricostruito in aula, la vittima non ha mai sporto formalmente denuncia nei confronti del compagno, convinta forse di poter arginare la situazione o, come spesso accade in questi casi, intrappolata in un rapporto di sudditanza psicologica. A rompere il silenzio sono stati i genitori della donna, che hanno denunciato l’uomo per le minacce e le lesioni subite personalmente, divenendo a loro volta bersaglio della furia dell’uomo.
Le accuse, però, hanno trovato solido riscontro in un quadro probatorio chiaro e coerente. I genitori della vittima hanno reso dichiarazioni precise e circostanziate, ritenute dai giudici scevre da intenti calunniatori. A corroborare il racconto sono state le testimonianze di un’amica della coppia e, soprattutto, materiale audio che ha documentato le numerose condotte minacciose, violente e offensive poste in essere dall’imputato, persino alla presenza del figlio appena nato.
La violenza, fisica e verbale, non si è fermata nemmeno durante la gravidanza della donna. I referti del pronto soccorso parlano chiaro: accessi ospedalieri per lesioni al labbro e per un ematoma alla tempia, segni tangibili di un’aggressione costante e quotidiana.
I giudici hanno quindi ritenuto sussistenti tutti gli elementi oggettivi e soggettivi per la configurazione del delitto di maltrattamenti in famiglia, sottolineando come la libertà morale e l’integrità psicofisica della persona offesa siano state compresse attraverso forme coercitive di vario genere. Un controllo totalitario, scambiato all’inizio per amore, che ha trasformato la vita della compagna in un inferno fatto di prostrazione e paura.
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