La Tornanza | BarlettaLive.it
Non intendo affrontare tale contenuto sconfinando troppo in letture doverose di tipo socio-politico, ma sento il dovere di farlo perché le emozioni non possono essere tenute in scatole ermetiche. Si continua a ballare sull’orlo di un burrone, impotenti nel prendere iniziative su tematiche che meritano inversioni di rotta drastiche. Tra queste, una suscita in me particolare interesse: lo spopolamento, non solo dei piccoli centri, ma anche della nostra Nazione che, in pochi anni, ha perso 200.000 giovani, in fuga all’estero.
Figuriamoci se un piccolo centro a mani nude e in isolata iniziativa può riuscire a fare qualcosa. Chi è costretto ad emigrare, dico “costretto”, consuma una frattura emotiva che spesso non si sana. Giovani che, invece, decidono di andare via per “realizzarsi”, è altra situazione, perché la parola “realizzarsi” sottende numerose e diversificate rappresentazioni. Al seguito, poi, famiglie di tanti giovani, genitori che provano a reinventarsi a tarda età in contesti che spesso in loro non attecchiscono, ma al contrario provocano una lenta sopravvivenza, nel miraggio di quella assistenza che un giorno riceveranno o elemosineranno al proprio figlio. Capitali e risparmi di una vita ingrassano economie di centri che già sono satolli.
La tornanza è un vero e proprio movimento culturale che sfida lo spopolamento del Sud Italia, e non solo, mi verrebbe da dire. Circa 6600 comuni in Italia, nella gran parte si concentrano meno di 10000 abitanti. Divisi così, purtroppo, questi comuni non riescono a creare una visione condivisa, a proporre leggi compensative, non assistenziali, non riescono a modificare il peso elettorale tipo, il sistema dei grandi elettori in America. Pochi i pensieri pensanti, nella mediocrità di chi questi centri li amministra. Ci sono più curatori fallimentari che validi innestatori.
Ritorniamo al processo di rinascita tra chi, dopo aver viaggiato, decide di tornare nel paese di origine per mettere a frutto le conoscenze acquisite, e chi invece è rimasto. Tra il tornante e il restante al centro c’è il viaggio. Mi piace immaginare questo processo proprio come se si trattasse di un innesto per una nuova vegetazione fresca. Quella sinergia che unisce agricoltura, turismo, artigianato e commercio, insomma, innesti promettenti, per una ricostruzione sociale e culturale.
Il tornante nel suo ritorno sul territorio è una stella cadente che illumina la via, pronto a dare valore al suo passaggio. Un seme che sa riconoscere la terra per la sua crescita. Porta speranza con pensieri attivi e contribuisce magari a costruire comunità favorevoli ad altri ritorni. Nella vita, attraverso relazioni in altri luoghi, si possono generare spazi e riempire vuoti. Chi torna ha subito trasformazioni e tende a rivoluzionare le carte del gioco. Per incoraggiare i giovani a trasferirci conoscenze bisogna mettersi al lato, perché le nostre esperienze possano supportare il loro percorso, non soffocarlo, siano onda che spazza via quanto ostacola la crescita, facendo saltare le certezze, mettendo a nudo le debolezze. Questo non è un auspicio, è ormai una vera necessità.
Saverio Costantino, Psicologo e Psicoterapeuta
Note biografiche sull’autore
Il dottor Saverio Costantino è uno psicoterapeuta familiare e psicologo della riabilitazione psichiatrica. I suoi numerosi contributi alla letteratura psicologico-psichiatrica sono presenti in varie riviste di settore e non.
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