Toscana

la terza giornata a Rondine


La terza giornata di YouTopic Fest, il festival sul conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace, ha attraversato il 6 giugno 2026 temi come intelligenza artificiale, geopolitica, giustizia riparativa, impresa, spiritualità francescana e formazione giovanile. Il filo conduttore è stato uno solo: come trasformare l’inquietudine del tempo presente in responsabilità e azione concreta.

Intelligenza artificiale: opportunità o occasione sprecata?

La riflessione sull’IA ha aperto uno dei fronti più discussi della giornata. Mafe de Baggis, docente, scrittrice e digital media strategist, ha posto una domanda provocatoria: la tecnologia serve a millantare la conoscenza o a organizzarla? Il rischio, ha spiegato, è ripetere gli errori già commessi con internet.

“L’inquietudine vera che nasce dall’arrivo delle intelligenze artificiali è quella di sprecare una nuova opportunità di migliorare il mondo dove viviamo, cosa che per esempio è già successa con l’avvento di internet. Dobbiamo imparare a utilizzarla per immaginare un mondo diverso, perché quello dove viviamo è un po’ andato a male. Il controllo però resta nelle nostre mani, il tempo liberato grazie all’utilizzo della AI deve essere restituito a noi stessi e al nostro benessere.”

Federico Taddia, giornalista e autore televisivo, ha raccontato di aver modificato il proprio intervento durante il tragitto dalla stazione di Arezzo alla Cittadella, dopo una conversazione con un’ex studentessa del Quarto Anno Rondine: “Ero in auto con Anna e mi ha raccontato come per lei, che ha problemi di dislessia, la AI riesca a mettere ordine negli appunti aiutandola a comprendere meglio le cose e a ricavarsi più tempo per se stessa. La vera sfida per ciascuno di noi è dunque riuscire a trasformare questo tempo liberato in bene comune.”

Irene Funghi, giornalista di Avvenire, ha spostato la riflessione sull’errore e sul suo valore educativo: “L’errore ha una grande valenza generativa, può essere il punto di partenza per qualcosa di nuovo e positivo, come avviene a Rondine, dove i giovani cercano di dare una possibilità alle ferite che si ritrovano addosso e ritrovano speranza. Indica una strada nella quale ognuno si deve mettere in gioco.”

Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie, ha infine chiarito che l’IA è un’infrastruttura complessa gestita principalmente da aziende private e che “non potrà mai avere delle emozioni vere come alcuni temono”. Funziona, ha spiegato, come “uno specchio di noi stessi”: ha alzato gli standard di performance e reso più visibili crisi già aperte, dalla scuola al lavoro.

Giornalismo e guerra: capire, non solo sapere

Il workshop con Gabriella Simoni, giornalista con esperienza diretta nei contesti di conflitto, ha affrontato un paradosso del tempo presente. In un’epoca satura di informazioni, la comprensione degli eventi non cresce, ma diminuisce. Simoni ha richiamato i Balcani, Gaza e l’Irlanda del Nord come esempi di conflitti in cui la violenza continua a lavorare nelle memorie e nelle comunità anche dopo la fine dei combattimenti: “L’angoscia degli ultimi anni è la consapevolezza che pur essendoci più informazioni su ciò che accade nel mondo, la comprensione della gente di questi fatti è precipitata. Per questo urge tornare a un rapporto serio con la realtà. Dove arrivano semplificazione e strumentalizzazione politica, abbiamo finito di capire.”

Geopolitica: l’Europa tra riarmo e governance

Il panel “Imprese di Pace nell’era dell’inquietudine” ha ospitato un’intervista di Lina Palmerini, notista politica del Sole 24 Ore, a Elisabetta Belloni, già segretario generale del ministero degli Affari esteri e già direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Belloni ha descritto uno scenario di crisi per l’Europa, chiamata a investire in ricerca, innovazione ed energia: “Se non si investe in ricerca, innovazione, energia, saremo sopraffatti da altri.”

Sul tema del riarmo, Belloni ha detto: “Se il riarmo è il contributo a una difesa integrata, lo vedo come un elemento positivo, ma mi auguro porti a un aumento della capacità produttiva di tutti i Paesi europei, senza che prevalga uno Stato sull’altro.” Il punto critico, ha sottolineato, è la mancanza di una vera governance politica comune. “Dopo la Seconda guerra mondiale l’ordine mondiale aveva tre obiettivi: pace, democrazia, prosperità. Su questi temi però negli ultimi anni c’è stato un arretramento. Dobbiamo avviare la costruzione di un nuovo ordine mondiale, mettendo al centro i valori umani e contrastando le disuguaglianze che alimentano l’instabilità. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro.”

Nel panel è stato valorizzato anche il percorso delle Imprese di Pace, nato dal Metodo Rondine in collaborazione con Fondazione KON. Francesco Ferragina, della Fondazione KON, ha ricordato che sostenibilità e fiducia sono oggi i veri capitali aziendali e che le imprese non possono più permettersi di ragionare in modo isolato.

Franco Vaccari: “Parlare con il lupo”

L’Angolo del Conflitto con Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha affrontato di petto una delle obiezioni più comuni all’esperienza della Cittadella: che cosa può cambiare, su scala globale, un luogo così piccolo? Vaccari ha insistito sul valore dell’educazione nei tempi lunghi e sulla necessità di andare controcorrente, rifiutando la cultura del disprezzo. La chiave, ha spiegato, è riconoscere nel “nemico” una persona.

“A noi piace la figura di san Francesco perché ha parlato con il lupo. Se non ci parliamo, lo facciamo diventare sempre più ‘lupo’. A me piace dire che un lupo sonnecchia in ognuno di noi. Per questo l’antidoto alla paura è la fiducia e non si compra al supermercato, ma nasce nelle relazioni. Nasciamo con una dotazione di base che poi viene rafforzata dall’andare avanti nei ‘nonostante’. Se si resta nelle aspettative disattese e nelle disillusioni, allora si costruisce la fiducia. Non abbiamo alcuna pretesa di salvare il mondo, ma solo di dare un piccolo contributo di valore.”

Giustizia riparativa: quando la pena non basta

Tra i momenti più intensi della giornata, il panel “Giustizia riparativa: più forti del crimine e della vendetta” ha messo a confronto vittima e autore di reato in uno degli snodi più drammatici della storia italiana recente. Franco Bonisoli, ex brigatista del gruppo di fuoco di via Fani, e Giovanni Ricci, figlio di uno degli agenti uccisi durante il rapimento Moro, hanno raccontato il loro percorso di incontro. Ricci ha spiegato il senso di quell’esperienza con parole dirette: “A me non interessa sapere che lui ha scontato la sua pena. A me interessava sapere perché era lì quel giorno e lui me lo ha detto con le sue parole. Ho trovato una persona come me. La forza che ha avuto di venire da me e dirmi: sono qui, mi ha dato più della giustizia. Questo mi ha fatto capire che se si vuol cambiare si può, e questa è la cosa più importante, la più meravigliosa. Mi chiedono se disonoro la memoria di mio padre e io credo di no. O si continua a odiare o si perdona e si va avanti. Si fa pace. Ho trovato persone che pensavo fossero nemici e ho trovato degli amici. Mi hanno dato le risposte che la giustizia penale non mi ha mai dato.”

Al panel hanno partecipato anche Lorenzo Sciacca, mediatore sociale e scolastico e direttore tecnico del Centro di giustizia riparativa e mediazione di Padova; Claudia Mazzucato, docente di diritto penale alla Cattolica di Milano; Filippo Boni, assessore regionale; e suor Grazia del Monastero delle Domenicane di Pratovecchio, da anni in contatto epistolare con detenuti e vittime.

I giovani della World House e il passaggio di consegne

Nel tardo pomeriggio, la Cittadella della Pace ha vissuto uno dei momenti simbolicamente più carichi: il passaggio di consegne tra le Rondini d’Oro uscenti e i nuovi studenti Senior della World House. Le parole di Bernadette, Rondine d’Oro maliana, hanno incorniciato il momento: “Oggi noi vi affidiamo Rondine. Ve la affidiamo con fiducia. Con affetto. Con gratitudine. Vi affidiamo anche le future rondini che arriveranno dopo di voi. Quelle che varcheranno questo luogo con le loro valigie, le loro paure, le loro domande, i loro sogni. Abbiate cura di loro. Abbiate cura di questo luogo. Abbiate cura delle persone che ne fanno parte. Abbiate cura dei valori che rappresenta. E quando arriverà il momento di volare lontano, ricordatevi questo: le rondini possono partire, possono cambiare cielo, possono attraversare distanze immense. Ma non smettono mai davvero di tornare.”

Anche gli studenti del Quarto Anno Rondine hanno salutato il proprio percorso con un intervento corale, accompagnati dal tutor Andrea Margiacchi e dal responsabile del progetto Noam Pupko: “Nonostante vissuti, personalità e abitudini diverse, eravamo tutti accomunati dalla stessa inquietudine: quella che ti spinge a fare qualcosa senza sapere bene il perché, semplicemente perché senti che è quella cosa che ti accende. Così abbiamo scelto come meta del nostro viaggio noi stessi e abbiamo capito che, per riuscire a trovarci, saremmo dovuti partire, anche a costo di lasciare indietro alcune certezze e affidarci a qualcosa che ancora non conoscevamo.”

Domani il gran finale con Jovanotti, Amara, Caccamo e OIDA

YouTopic Fest si chiude con una serata dedicata alla musica e alla cultura, con la partecipazione di Amara, Caccamo, Jovanotti e OIDA. Il festival ha ricevuto la medaglia del presidente della Repubblica ed è realizzato con il patrocinio di Unesco, Regione Toscana, Provincia di Arezzo e di diversi comuni del territorio.

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