Lyhanna uccisa da un pedofilo segnalato nove anni fa
Choc in Francia dopo il ritrovamento del corpo di una bambina di 11 anni scomparsa una settimana fa. Lyhanna Rameau Bernard sarebbe stata vittima di un pedofilo, un uomo con diversi precedenti a accuse di stupro, in particolare su minori, alcune archiviate, noto dal 2017, segnalato più volte e mai fermato. Un caso che ha fatto finire sotto accusa il governo e il sistema giudiziario, sul quale è intervenuto anche il presidente Emmanuel Macron, parlando di “disfunzionamento inaccettabile” della giustizia.
Il cadavere della bambina è stato trovato giovedì in un’azienda agricola abbandonata vicino al villaggio di Puycasquier, nel dipartimento del Gers. I risultati dell’autopsia confermeranno come è stata uccisa. Lyhanna era scomparsa il 29 maggio, quel giorno non era tornata da scuola. Un testimone racconterà di averla vista salire su un’auto guidata da un uomo, che sarà poi identificato e incriminato per sequestro di persona grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza. Jerome Barella, 41 anni, padre di famiglia, aveva lavorato nella fattoria dove è stato trovato il corpo. Conosceva l’undicenne perché era amica di sua figlia, che frequenta la stessa scuola media. Anche i genitori di Lyhanna lo conoscono e avevano imposto alla figlia di stare alla larga da lui dopo che, ad pigiama party in casa sua – secondo quanto raccontato dalla madre della vittima alla stampa – l’uomo avrebbe avuto delle attenzioni particolari nei confronti di Lyhanna e le avrebbe fatto “il solletico”. Dopo avrebbe continuato a vederla davanti alla scuola e a portarle la merenda. Tra segnalazioni di molestie su minori a partire dal 2017 e denunce, una delle quali nell’estate del 2025 per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 10 anni, l’uomo poteva essere fermato molto prima. Invece niente. Tanto che dopo la scomparsa di Lyhanna, la mamma della bimba che lo aveva denunciato nel 2025 aveva protestato contro la lentezza della giustizia che non lo aveva ancora neppure mai interrogato.
La vicenda ha suscitato un’ondata di indignazione in Francia, sia nella politica che nella società civile. Macron ha espresso “la solidarietà e l’affetto dell’intera nazione” ai genitori della bambina: “Le cose non sono andate come avrebbero dovuto, questo è ovvio. Non possiamo guardare negli occhi la famiglia di Lyhanna e dire che tutto è andato bene, dobbiamo esaminare le responsabilità collettive, sistemiche e individuali”. Il primo ministro Sébastien Lecornu si è detto “particolarmente scioccato” dalle irregolarità giudiziarie segnalate in relazione al rapimento di Lyhann e ha chiesto di verificare “se tutti i segnali d’allarme siano stati presi in considerazione”. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro degli Interni Laurent Nuñez hanno tenuto un incontro d’emergenza a Matignon durante il quale si sarebbe parlato di “prove schiaccianti” che sarebbero state ignorate.
I due ministri hanno detto di considerare “incomprensibile” che il principale sospettato non sia stato interrogato nell’ambito delle indagini successive alla denuncia di stupro presentata lo scorso agosto. Darmanin ha chiesto scusa alla famiglia di Lyhanna: “Il sistema giudiziario non è riuscito a proteggerla”.
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