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La sinistra non deve farsi imporre l’agenda da Vannacci: scegliamoci le nostre battaglie da soli

Bruxelles, 12 set. (Adnkronos) – Domani, domenica 13 settembre, la Svezia va al voto, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario elettorale dell’Ue di qui a fine anno. Il Paese, che è entrato nella Nato nel 2024 abbandonando la sua storica neutralità, pesa per oltre il 3% del Pil dell’Unione, ha un Pil pro capite di gran lunga superiore alla media Ue e, con i suoi 10,7 milioni di abitanti (poco più della Lombardia), è il peso massimo tra i nordici, un gruppo di Stati molto influente sulle politiche comunitarie.

Oggi a Stoccolma governa Ulf Kristersson, dei Moderaterna (Moderati), che guida una coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Cristiani e ai Liberali, con l’appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, un partito della destra radicale.

A contendere il primato a Kristersson è la socialdemocratica Magdalena Andersson, già a lungo ministra delle Finanze. Pur essendo del Pse, come altre socialdemocratiche nordiche Andersson è tutt’altro che tenera con i Paesi del Sud: durante le trattative su Next Generation Eu, disse al Financial Times che non si può “fondare l’Unione Europea sul presupposto che alcuni Paesi non devono seguire sempre le regole e ottenere sempre delle eccezioni”. Un messaggio che era diretto anzitutto all’Italia e alla Spagna.

Andersson, alla testa di una coalizione che riunisce, oltre ai Socialdemocratici, il Partito di Centro, i Verdi e la Sinistra, è comunque la grande speranza dei Socialisti Europei, che ormai possono contare solo su tre leader nel Consiglio europeo: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. I Popolari ne hanno 12, quattro volte tanti. Una vittoria in Svezia aiuterebbe il partito che esprime il secondo gruppo del Parlamento Europeo dopo il Ppe a riguadagnare terreno a Bruxelles.

Il centrodestra, tuttavia, è un avversario assai tenace. L’ultimo sondaggio Novus/TV4, riferisce l’Atlantic Council in un report dedicato, assegna ai quattro partiti di opposizione (Socialdemocratici, Partito di Centro, Verdi e Partito della Sinistra) una quota complessiva del 50,3% dei voti. I tre partiti di governo (Moderati, Democratici Cristiani e Liberali), insieme ai Democratici Svedesi, si attestano al 47,7%. Il divario si è notevolmente assottigliato rispetto a due settimane prima, cosa che indica una competizione più serrata e un esito più incerto.

Kristersson ha aperto all’ingresso dei Democratici svedesi nella compagine di governo, in caso di vittoria: finora il partito della destra radicale si è limitato all’appoggio esterno. Come in altri Paesi nordici e dell’est, il ruolo della Russia, accertato o presunto, è sotto i riflettori: Andersson ha usato l’argomento in campagna elettorale. In una intervista a Politico.eu, ha detto che Kristersson “deve fare chiarezza sulla crisi della sicurezza. Si tratta di accuse estremamente gravi… la Russia rappresenta la maggiore minaccia per la Svezia”.

Secondo l’organizzazione non governativa Expo, una funzionaria dei Democratici Svedesi avrebbe promosso narrazioni filo-Cremlino per un decennio, coltivato legami con un gruppo attivo in Svezia e sostenuto dallo Stato russo, e introdotto russi all’interno del Parlamento svedese. La funzionaria, Polina Malaberg, lavora tuttora per i Democratici Svedesi.

Il fatto che la Russia tenti di influenzare l’esito elettorale dei Paesi che le sono vicini rientra nell’ambito del prevedibile: il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha invitato ieri i servizi di sicurezza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale a stare all’erta, con un particolare riferimento alla Lettonia, che il 3 ottobre voterà per rinnovare la Saeima, il Parlamento monocamerale del Paese baltico.

Anche l’Agenzia per la Difesa Psicologica svedese, ricorda l’Atlantic Council, considera la Russia la principale minaccia informativa estera per le elezioni, a causa soprattutto del forte sostegno della Svezia all’Ucraina. Tuttavia, l’agenzia ritiene che la Svezia non sia attualmente un obiettivo prioritario per le operazioni di influenza russe. Diversamente da Alternative für Deutschland in Germania e da Fidesz in Ungheria, nessun partito svedese sta facendo campagna per ridurre il sostegno all’Ucraina. Anche i Democratici, che a Bruxelles siedono nel gruppo Ecr, tendenzialmente filo-ucraino, hanno sostenuto il trasferimento a Kiev di sedici aerei da guerra.

Questo consenso trasversale, osserva l’Atlantic Council, limita le possibilità della Russia di indebolire il sostegno svedese all’Ucraina attraverso interferenze elettorali. Tutto questo, tuttavia, non rende il Paese immune dalle operazioni ordite dal suo potente vicino: la rete filo-russa Matrjosjka, ricorda il paper firmato da Anna Wieslander, Louise Blomqvist e Carl Ågård, ha recentemente messo in campo operazioni di disinformazione, sostenendo l’esistenza di brogli elettorali e lanciando false accuse contro il primo ministro, anche tramite video contraffatti che avevano i loghi di importanti testate svedesi ed europee.

Secondo l’Atlantic Council, tuttavia, il rischio principale è un tentativo di minare la fiducia nel processo elettorale o di esacerbare le divisioni interne esistenti, piuttosto che un ribaltamento della posizione del Paese su questioni quali l’adesione alla Nato o la guerra in Ucraina. Quale che sia l’esito del voto, è probabile che per i migranti in Svezia le cose si faranno più complicate: il think tank nota che anche i Socialdemocratici prevedono un irrigidimento delle politiche migratorie, per non lasciare campo libero al centrodestra su un tema che, anche se ultimamente è sceso nelle priorità dei cittadini svedesi, resta politicamente incandescente.

Il voto di domenica, inoltre, potrebbe anche preludere ad un periodo piuttosto lungo di formazione del nuovo esecutivo. Il sistema svedese è intrinsecamente favorevole alla nascita di governi di minoranza, a causa del sistema del cosiddetto parlamentarismo negativo. In pratica, spiega il think tank estone Rkk-Icds , il primo ministro viene eletto ed entra in carica a meno che la maggioranza assoluta dei membri del Riksdag, il Parlamento monocamerale, non voti contro.

In teoria, in Svezia è possibile diventare premier con un voto favorevole e 174 astensioni, purché i contrari non raggiungano quota 175 (l’Aula ha 349 seggi). Questo sistema facilita, appunto, la nascita di governi di minoranza ed evita il rischio di paralisi politiche prolungate.

Malgrado siano in svantaggio nei sondaggi, i partiti attualmente al governo, osserva l’Atlantic Council, si presentano con un percorso chiaro per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo l’accordo che ha portato alla nascita del governo a tre con l’appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, Kristersson ha esplicitamente aperto alla possibilità di far entrare ministri dell’estrema destra nel prossimo esecutivo.

Per contro, sottolinea il think tank, l’opposizione non ha un programma di governo unitario. Il Partito di Centro esclude la formazione di un governo che includa il Partito della Sinistra. Dal canto suo, il Partito della Sinistra ha dichiarato che voterà contro qualsiasi governo in cui non sia rappresentato. L’opposizione, secondo gli esperti, ha maggiori possibilità di raggiungere una maggioranza parlamentare, ma Andersson “potrebbe comunque faticare a trasformare questo vantaggio in un governo stabile”. L’ultima parola ora spetta agli elettori.


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