Sicilia

La ricetta di Ranieri, «Ai bambini insegniamo il dribbling, non obblighiamoli a vincere»

«Questo ruolo è il coronamento di una carriera, una cosa bellissima. Mi premono due cose: far innamorare i tifosi della nazionale, permettere ai bambini di vedere la nazionale di calcio, come mio nipote di 12 anni». Si presenta così Claudio Ranieri, nelle nuove vesti di direttore tecnico della nazionale, con l’abbronzatura di chi è stato al mare a lungo (“Malagò mi ha chiamato lunedì sera, non ci credevo quando ho visto il telefono squillare”) e obiettivi ben chiari, con un indirizzo di lavoro altrettanto definito: «Bisogna lavorare tanto dai 10 ai 14 anni, bisogna aiutarli a diventare bravi. La differenza tra noi e gli altri: noi siamo bravi tatticamente, gli altri tecnicamente. Servono i fondamentali, allenatori che sappiano insegnare il dribbling e i controlli, poi viene la tattica. Un allenatore di bambini non deve puntare a farli vincere, ma a farli diventare forti tecnicamente». Un lavoro culturale per cui servirà del tempo, sottolinea, tendendo una mano a quanto detto da Maldini nei giorni scorsi su un programma «di 8-10 anni”: «Quanto tempo serve per sistemare tutto è difficile da dire. Roberto che deve risolvere la situazione campo, io quella che non si vede – spiega l’ex allenatore di Roma e Leicester, aggiungendo una denuncia di natura economica sull’accesso al calcio -. I primi di giugno ero a Cagliari e un addetto ai lavori mi ha detto che i bambini spendono troppo per andare al campo. Non possiamo permettercelo, dobbiamo riportarli al pallone provando ad abbassare i prezzi. Il calcio, e lo sport in generale, in Italia deve tornare a essere accessibile a tutti: fatemi vedere le carte e poi capirò come fare». Poi un quadro della situazione del settore: «Le nazionali giovanili lavorano bene, è l’ultimo salto che è difficile – dice il nuovo dt azzurro – dall’Under21 alla prima squadra. Dobbiamo capire come le squadre possano mettere a disposizione i giocatori che il selezionatore scelga. Oggi c’è poco di selezionabile: vinciamo a livello giovanile perché siamo bravi tatticamente, nei settori giovanili dobbiamo migliorare la tattica individuale. I bambini devono imparare come si manovra il pallone, oggi non dribblano più». In ultimo, un auspicio oltre il ruolo: «Io non posso dire agli allenatori chi far giocare, ma mi auguro che tutte le componenti possano permettere ai propri club di far giocare più italiani possibile».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »