Società

La prevenzione sanitaria passa dalla scuola. Ecco perché infanzia e adolescenza sono decisive: il Piano contro le disuguaglianze sociali

L’approccio life-course del Piano nazionale di prevenzione 2026-2031 individua nei primi mille giorni di vita e nell’adolescenza i finestre temporali critiche per intervenire. La scuola diventa l’unico presidio capillare in grado di intercettare le disuguaglianze prima che diventino disabilità sociali irreversibili.

L’elemento più radicale del nuovo Piano è l’adozione sistematica del principio secondo cui fino al 50% dei disturbi mentali insorge prima dei 14 anni, e che i fattori di rischio comportamentali (fumo, alcol, sedentarietà, scorretta alimentazione) si consolidano proprio nell’adolescenza. Intervenire in quella fase significa, in molti casi, prevenire l’insorgenza di patologie croniche che altrimenti accompagneranno l’individuo per decenni.

I dati a sostegno di questa scelta sono inequivocabili. Il Piano cita la Lancet Commission 2024 secondo cui agire su 14 fattori di rischio modificabili (dalla scarsa istruzione all’ipertensione, dall’obesità all’isolamento sociale) può prevenire fino al 45% dei casi di demenza – una patologia che colpisce 50 milioni di persone nel mondo e che si prevede raggiungerà 152 milioni entro il 2050. La scuola, in questo quadro, diventa il setting privilegiato per intercettare e modificare comportamenti che avranno conseguenze nell’età anziana.

Ma il Piano va oltre la dimensione individuale. L’allegato 1, dedicato alla traduzione operativa dell’approccio all’equità, impone a ogni Regione di costituire un coordinamento dedicato alle disuguaglianze sociali in salute, con mandato esplicito formalizzato da atto amministrativo. Per ogni programma scolastico, le Regioni devono descrivere come la strategia definita si integra con il profilo di salute ed equità locale, specificando su quali assi di disuguaglianza intende agire: economico, culturale, organizzativo, geografico, condizioni di vita.

Non è retorica. L’indicatore 1.46 del MO1 misura la prevalenza di anziani che dichiarano di non aver chiacchierato con nessuno e di non aver partecipato ad attività sociali in una settimana normale – un dato che correla direttamente con l’isolamento sociale, che a sua volta correla con bassi livelli di istruzione. La scuola, formando bambini e ragazzi a relazioni sociali positive, costruisce anticorpi contro l’isolamento che si manifesterà decenni dopo.

L’obiettivo, dichiarato nella sezione sulla governance, è superare la frammentazione tra prevenzione, diagnosi e cura con un approccio multidisciplinare che unisca azioni comportamentali, cliniche e di comunità. La scuola, insieme alle Case della Comunità previste dal DM 77/2022, costituisce il presidio territoriale di questa strategia integrata. Un investimento sulla scuola, insomma, è un investimento sulla sanità del futuro. Il Piano, per la prima volta, lo dice esplicitamente e lo rende misurabile.


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