SPID e CIE, identità digitale arriva a quasi un italiano su due. Ma il Sud resta indietro. Laureati e dirigenti spingono, operai e over75 in difficoltà. Il ritratto di un Paese a due velocità

Il rapporto Istat “Cittadini e ICT 2025” fotografa un’Italia divisa anche sul fronte dell’identità digitale. Se da un lato l’uso di SPID e CIE è cresciuto (+5,7 punti percentuali rispetto al 2023), dall’altro persistono divari profondi legati all’età, al titolo di studio e al territorio. Per le scuole, questo significa che molte famiglie faticano ad accedere ai servizi online indispensabili per seguire il percorso dei propri figli.
L’identità digitale non è più un fenomeno di nicchia. A dirlo sono i numeri dell’Istat, che nel rapporto “Cittadini e ICT 2025” fotografa per la prima volta una massa critica raggiunta: il 47% della popolazione sopra i 15 anni ha utilizzato SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la Carta d’Identità Elettronica nei dodici mesi precedenti l’intervista. Rispetto al 2023, l’incremento è di 5,7 punti percentuali.
Se si restringe lo sguardo ai soli navigatori abituali di Internet – fascia 16-74 anni – la quota sale al 53,2%, un valore che allinea l’Italia alla media europea (52,3%). Un sorpasso virtuale, ma significativo: segnala che chi è già online ha in larga maggioranza adottato lo strumento per autenticarsi.
Chi lo usa di più? Le età di mezzo, ma con una sorpresa di genere
L’uso dell’identità digitale non è uniforme. Il picco si registra tra i 25 e i 44 anni, dove più di sei persone su dieci hanno fatto ricorso a SPID o CIE nell’ultimo anno. Man mano che si sale d’età, la curva scende: tra gli over 75, solo una minoranza lo utilizza.
Curioso l’andamento per genere. Fino ai 54 anni, sono le donne a utilizzare più spesso l’identità digitale. Dopo i 55, il rapporto si inverte. E nella fascia 75 anni e più, il vantaggio maschile tocca quota 11,4 punti percentuali. Un dato che suggerisce come le politiche di inclusione digitale dovrebbero guardare con attenzione alle anziane, spesso meno avvezze a questi strumenti.
Il titolo di studio pesa più della geografia
Il divario più netto, però, non è generazionale ma culturale ed economico. Tra i laureati (o con titolo superiore) l’uso di SPID/CIE raggiunge il 77%. Tra chi ha al massimo la licenza media, crolla al 24,7%. Un abisso di oltre 52 punti.
Anche la posizione professionale conta: il 73,8% dei dirigenti, imprenditori e liberi professionisti ha utilizzato l’identità digitale, contro il 46,1% degli operai. E tra gli occupati si arriva al 64%, mentre tra chi cerca lavoro si scende al 46,3%.
Il territorio, poi, fa la sua parte. Il Nord viaggia al 52,3%, il Mezzogiorno si ferma al 38,3%. Le regioni più virtuose sono l’Emilia-Romagna (58,2%), la Provincia di Trento (56,4%) e la Lombardia (55%). In coda, Calabria (33,8%), Molise (36,6%) e Sicilia (36,7%). Ma la crescita al Sud accelera: la Campania segna +7,1 punti percentuali rispetto al 2023, la Puglia +7,4.
Perché molti non lo usano? Il motivo principale non è tecnico
Quando l’Istat ha chiesto a chi non aveva mai utilizzato SPID/CIE perché, le risposte hanno spostato l’attenzione dalle barriere materiali a quelle culturali. Il 19,7% ha dichiarato semplicemente “non ne ho avuto bisogno”. Solo il 6,7% ha ammesso di non possedere l’identità digitale pur conoscendone l’esistenza.
Il problema, però, non è solo che manca lo strumento, ma che una parte significativa di cittadini non percepisce ancora l’utilità di averlo. Un campanello d’allarme per la Pubblica Amministrazione, che pure negli ultimi anni ha spinto sulla digitalizzazione dei servizi.
Cosa si fa con SPID e CIE? Prevalgono i servizi pubblici nazionali
Il 38,2% degli utenti lo ha impiegato per accedere a servizi online della PA o dei gestori di pubblici servizi (sanità, fisco, previdenza). Una quota minore, il 14,1%, per interagire con aziende o organizzazioni non profit. Solo il 6,8% per servizi pubblici esteri. Il potenziale per il settore privato – contratti, onboarding, servizi finanziari – resta ancora largamente inespresso.
L’Istat rileva anche i numeri dell’e-government più elementare: solo il 15,1% degli italiani ha richiesto un certificato online (nascita, residenza, carta d’identità). Il 12,2% si è iscritto a scuola o all’università via web. Il 10,4% ha presentato la dichiarazione dei redditi in modalità digitale. Margini di crescita enormi, soprattutto al Centro-Nord e nella fascia 35-44 anni, dove l’adozione è più alta.
Un’identità che cresce, ma non per tutti
SPID e CIE hanno superato la fase pionieristica. Sono entrati nelle case di quasi un italiano su due. Ma il loro utilizzo rimane profondamente diseguale: premia chi ha studiato, chi lavora in ruoli qualificati, chi vive al Nord. E lascia indietro soprattutto gli anziani con bassa istruzione e le donne over 75.
La vera sfida, adesso, non è più tecnica. È convincere quella fetta di cittadini che oggi risponde “non mi serve” che invece, forse, l’identità digitale potrebbe semplificargli la vita più di quanto immaginino.
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