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Calabria, magnitudo 6.2 e zero danni: il “segreto” è nella profondità del sisma



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Un terremoto di magnitudo 6.2, una potenza superiore ai drammatici sismi che in passato hanno sconvolto l’Aquila e Amatrice, ha fatto tremare la Calabria. Eppure, l’alba si è svegliata senza macerie né feriti. Com’è possibile che una scossa così energetica non abbia provocato distruzioni? La risposta sta nella complessa geologia del nostro sottosuolo ed è stata spiegata dettagliatamente dal geologo Carlo Tansi.

Il “viaggio” dell’energia: la subduzione della Placca Ionica

Il cuore del fenomeno risiede nelle profondità del Mar Ionio. Sotto la Calabria si estende un’enorme “lastra” di roccia, nota come Placca Ionica, che sprofonda lentamente verso il centro della Terra attraverso un processo scientifico chiamato subduzione.

Il sisma della scorsa notte, con epicentro al largo di Amantea, si è originato proprio a causa del movimento e della rottura di questa placca profonda.

“Pur essendo un terremoto di magnitudo 6.2 — spiega Tansi — si è verificato a grande profondità. Questo significa che l’energia, prima di arrivare in superficie, ha dovuto percorrere centinaia di chilometri e lungo il tragitto si è in gran parte attenuata”.

Ecco perché la terra ha tremato in un’area vastissima, ma senza gli effetti distruttivi che una simile magnitudo avrebbe causato in superficie.

Il fattore distanza: l’analogia della bomba

Per comprendere meglio la dinamica, gli esperti usano una metafora semplice ma efficace: quella di un’esplosione. Se una bomba esplode a pochi metri da noi, l’effetto è devastante; se esplode a chilometri di distanza, si avverte il boato e lo spostamento d’aria, ma i danni sono minimi.

I veri nemici della Calabria sono infatti i terremoti superficiali. Quelli che storicamente hanno causato centinaia di migliaia di vittime nella regione sono generati dalle rotture delle faglie attive che tagliano il territorio. Si tratta di fratture lunghe dalle decine alle centinaia di chilometri, ma profonde appena 25–30 km. In quel caso, la vicinanza alla superficie fa sì che l’energia colpisca il suolo con una violenza distruttiva inalterata.

La sfida del futuro: la cultura della prevenzione

Se la geologia questa volta ha protetto la Calabria, la vera sicurezza a lungo termine dipende solo dall’uomo. Oggi, nel 2026, la scienza e la tecnologia mettono a disposizione tutti gli strumenti necessari per neutralizzare il pericolo.

Paesi come il Giappone, la California o il Cile convivono quotidianamente con magnitudo anche superiori alla 6.2 senza che queste facciano notizia o provochino tragedie. Il motivo? L’edilizia antisismica.

“Il terremoto non si può evitare, ma si possono evitare morti e distruzioni”, conclude il geologo, ricordando una verità fondamentale che deve fare da guida per il futuro del territorio: il terremoto non uccide, a uccidere sono gli edifici vulnerabili, abusivi o vetusti che crollano. Il consolidamento dell’esistente e il rispetto delle norme nei nuovi edifici rimangono l’unica vera polizza sulla vita per la Calabria.

(la foto in anteprima è tratta dalla pagina Facebook di Carlo Tansi)


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