L’ultimo saluto a Francesco Guccini, l’addio intimo nella casa di Pavana
Un funerale laico per poche decine di persone ha dato l’addio a Francesco Guccini nella sua Pavana. La cerimonia si è svolta nella casa del cantautore nella frazione dell’Appennino tosco-emiliano: sulla bara erano stati deposti arbusti e fiori raccolti nei boschi circostanti. La figlia 48enne Teresa ha letto un ricordo del padre: “Il più grande regalo che mi hai fatto è sapere dove andare a cercare”, ha spiegato nel suo discorso concluso con un “Buon viaggio babbo”.
Alla cerimonia era presente in prima fila accanto alla vedova Raffaella il cardinale Matteo Zuppi che al termine ha impartito la sua benedizione. Decine di fan hanno atteso fuori dall’abitazione per applaudire il passaggio della salma del Maestro che è stata trasferita a Bologna per la cremazione prima di tornare a Pavana per la tumulazione nel cimitero comunale. Tutto si è svolto in forma strettamente privata in attesa della commemorazione pubblica di Guccini annunciata per settembre a Bologna.
Per rispettare la richiesta di discrezione e riservatezza, il comune di Sambuca Pistoiese in cui rientra la frazione di Pavana non ha proclamato il lutto cittadino, a differenza di Modena e Bologna, la sua città natale e quella in cui ha lavorato, e non ha affisso manifesti funebri.

Il messaggio di Zuppi
“Non hai smesso di chiedere e di ascoltare. Oggi troverai la tua risposta”. Sono parole del cardinale Matteo Zuppi. “Una sera, parlando dell’ultimo saluto, Francesco disse che sarebbe stato contento della mia presenza, con annessi e connessi- inizia il suo discorso Zuppi, grande amico di Guccini- per poi aggiungere che, qualora le parti si fossero invertite, lui avrebbe potuto, in Cattedrale o dove non so, presenziare con il suo saluto”. Ebbene, “tocca a me. Credo, però, che tutti abbiamo qualcosa da dire a Francesco: non sappiamo con precisione cosa vedi, la pienezza di quella luce che in realtà hai intuito da qui e hai saputo scorgere nella bellezza struggente e infinita della vita. Dicevi di te di essere ‘agnostico possibilista’. In ricerca”. Una cosa “è certa: ci sembra impossibile salutarti e misurare l’assenza, come hanno fatto tantissimi amici tuoi che si sono sentiti tutti un po’ più soli. Assenza ma anche presenza”. Oggi, rimarca l’arcivescovo di Bologna, “incontri la risposta, che in realtà era nella nostalgia, nella ricerca di luce e nello stupore per l’umanità che hai descritto nei tanti personaggi e incontri che ci hai fatto conoscere. Il dubbio era il modo di stare davanti alle cose senza barare, in modo integro. Non hai smesso di chiedere e di ascoltare. Chi fa sua la domanda dell’umano, scopre sempre la presenza di Dio. ‘Bisogna continuare a domandarsi, anche quando non c’è una risposta’”.
Il presidente Cei sottolinea, citando la Canzone dei dodici mesi, come il cantautore se ne sia andato “nelle ‘stanche, lunghe e oziose ore di agosto’, con la discrezione e la riservatezza che sono sempre state tue, nascondendo in due sciocchezze quanto sei commosso e poi, in realtà, facendoci commuovere per come ti racconti. Abbiamo capito anche quello che stava urlando dentro di te per uscire, e abbiamo capito che bisogna scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”. Zuppi definisce Guccini “alieno all’esibizione, eppure delicatissimo nel comunicare”. E rimarca: “Anche il Signore non sopportava i dogmi e i pregiudizi che colpivano il prossimo, i nuovi protagonisti, i rampanti, i furbi e i prepotenti, i re, i militanti severi, la gente vuota, i preti che non sanno guardarsi nel cuore, i materialisti col chiodo fisso che Dio è morto e che l’uomo è solo in questo abisso, ma anche i giacobini visionari e i martiri dell’odio e del terrore, quelli che ti paralizzano dicendo che è per amore, i manichei che gridano o con noi o contro di noi”. Il cardinale quindi aggiunge: “Le ideologie confondono, fanno male. Hai ragione. Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede”. Guccini, dice ancora Zuppi nel suo discorso non ha mai “smesso di sognare e di cercare le ali. Questa domanda per Francesco, e per tutti, è l’intuizione che è porta apertissima nel cuore: dev’esserci in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto e dove troveremo il per sempre”.
Il Maestrone, sottolinea ancora il presidente Cei, “è morto nel giorno della Festa della trasfigurazione, la gloria di Dio che si rivela nell’umano, nel giorno in cui ricordiamo Hiroshima e chiediamo che quell’orrore faccia scegliere consapevolmente la difesa e non il riamo, il dialogo e non lo scontro. Perché dobbiamo imparare a vivere senza ammazzare. È anche il giorno della morte di Paolo VI”. Zuppi ricorda ancora: “Amavi parlare della tua vita, ma non era retorica, era l’umiltà, contrario dell’hybris, che appartiene soltanto ai grandi, a chi non ha la supponenza e l’arroganza di avere raggiunto traguardi, ma si muove nelle strade della vita al pari di un pellegrino dall’andatura precaria. La precarietà della storia e del tempo ti ha sempre arrovellato, mistero e tormento, come l’orologio che enfatizza ogni secondo. Non hai mai avuto la presunzione di trovare risposte definitive”. Ora, dopo la morte, “troverai un tuo luogo- dice ancora Zuppi salutando Guccini- una tua storia, i tuoi libri, i vecchi amici e, finalmente, l’infinito. Ma non ti mancherà il controcanto ironico che ti è sempre appartenuto e ti permetteva di comunicare leggerezza anche nelle circostanze più buie”. E “sorriderai ricordando agli amici che ritroverai e ti faranno una gran festa le parole che tu, come pochi altri, riuscivi a pronunciare con spirito pungente e insieme con garbo: ‘Se e quando moriremo, ma la cosa è insicura, avremo un paradiso su misura, in tutto somigliante al solito locale, ma il bere non si paga e non fa male’. E che Dio ‘ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi, cosa che a questo mondo han fatto in pochi'”.
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