«Davanti a chi soffre non possiamo passare oltre»
La vicenda di Spin Time non può esaurirsi con la semplice apposizione dei sigilli a un cancello o con un’operazione di ordine pubblico.
A riaprire in modo netto il dibattito sulla funzione sociale dell’immobile occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme e sul destino delle centinaia di persone che vi trovavano rifugio è il cardinale Baldo Reina, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, che in una nota accorata invita la Capitale a interrogarsi sul proprio modello di accoglienza.
«Sarebbe sbagliato archiviare la vicenda Spin Time con il solo sgombero del palazzo. Questa città affronta un problema serio: il rischio di perdere l’anima che da sempre costituisce la sua vera identità», chiarisce senza mezzi termini il porporato, richiamando l’attenzione delle istituzioni sulle ripercussioni umane dell’intervento.
La parabola del Buon Samaritano e l’insegnamento di Papa Francesco
Ripercorrendo le reazioni susseguite all’operazione negli ultimi giorni, il Vicario diocesano evidenzia come la vicenda abbia riproposto la celebre parabola evangelica: «Ancora una volta si è resa visibile la parabola del buon Samaritano: c’è qualcuno che viene lasciato a terra, e ci sono tanti che passano oltre facendo le proprie valutazioni».
Attingendo al magistero di Papa Francesco e alle pagine dell’enciclica Fratelli tutti, il cardinale Reina ricorda come la prova del nove per ogni comunità politica e civile risieda nella capacità di farsi carico degli ultimi:
«L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi» (Fratelli tutti, 69).
Secondo la Diocesi di Roma, il modello sviluppatosi negli anni all’interno dello stabile – descritto come un «laboratorio di convivenza tra giovani, migranti, anziani e persone di diverse culture e religioni» – ha spesso subito una lettura riduttiva, rimanendo schiacciato tra le opposte tifoserie dell’illegalità dell’occupazione da un lato e della promozione sociale dall’altro.

«La fraternità non ha colore politico»: il richiamo a sacerdoti e istituzioni
Il porporato risponde direttamente anche a quanti hanno messo in discussione il ruolo e il giudizio della Chiesa capitolina nella gestione dell’emergenza abitativa: «In tanti si sono chiesti se vi sia stata un’attenzione della Chiesa e in quale direzione. Come se la promozione della fraternità e dell’amicizia sociale dovesse avere per forza di cose un colore politico o un’appartenenza ideologica».
«Troppo spesso – incalza Reina con durezza – davanti al dolore rischiamo di essere come il sacerdote e il levita della parabola: uomini delle istituzioni e del sacro che guardano, giudicano e passano oltre, girandosi dall’altra parte per non contaminarsi con la complessità della realtà».
A sigillo della sua riflessione, il cardinale Vicario richiama infine l’insegnamento di Papa Leone XIV espresso nella lettera enciclica Magnifica Humanitas, ribadendo che l’assistenza agli ultimi e la difesa della dignità umana rimangono «il principio cardine e la via privilegiata della Chiesa» di fronte alla drammatica emergenza dei senzatetto e degli sfrattati nelle strade della Capitale.
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