La guerra ad alta intensità rischia di travolgere la sicurezza occidentale
Se la crisi tra Stati Uniti e Iran dovesse evolvere verso una guerra ad alta intensità, il problema principale non sarebbe rappresentato dai bombardamenti aerei, bensì dalla prospettiva di un’offensiva terrestre. I bombardamenti aerei possono essere intensificati in tempi relativamente brevi, ma un’offensiva di terra, anche limitata, richiederebbe un enorme build-up di forze, mezzi, munizioni, sistemi logistici e infrastrutture, oltre alla predisposizione di basi avanzate e di una complessa rete di supporto nei Paesi alleati.
Un dispositivo di tale portata richiede necessariamente molti mesi di preparazione. Di conseguenza, un’operazione terrestre sarebbe realisticamente avviabile solo dopo le elezioni di medio termine, probabilmente all’inizio della primavera del prossimo anno, anche perché dovrebbe tenere conto dei normali cicli di rotazione delle forze già schierate nella regione.
Questo lungo periodo di preparazione molto probabilmente condurrebbe a un intenso confronto politico con gli alleati europei. Donald Trump potrebbe sostenere che una guerra finalizzata a garantire la sicurezza delle rotte commerciali mondiali non possa gravare esclusivamente sulle forze armate statunitensi.
L’Europa, fortemente dipendente dalla stabilità del Golfo Persico e maggiormente esposta alle conseguenze economiche di un’interruzione dei flussi energetici, verrebbe chiamata a fornire un contributo militare assai più consistente rispetto a quello delle coalizioni del passato.
Una richiesta di questo tipo si inserirebbe poi perfettamente nella logica della National Defense Strategy 2026, che individua nell’Indo-Pacifico il principale teatro strategico e presuppone una crescente assunzione di responsabilità da parte degli alleati negli altri quadranti regionali.
Se gli alleati rifiutassero un impegno militare significativo, Trump potrebbe utilizzare questa circostanza per sostenere che il modello di sicurezza costruito dopo il 1949 non risponde più agli interessi strategici degli Stati Uniti.
In tale prospettiva, la guerra con l’Iran costituirebbe l’occasione politica per favorire il disimpegno americano dall’Europa. La fine della presenza militare permanente sul continente, un ulteriore trasferimento di responsabilità agli alleati europei e una revisione degli impegni assunti nell’ambito della Nato potrebbero essere presentati come la conseguenza naturale dell’incapacità europea di condividere i costi e i rischi di una grande operazione militare.
La posta in gioco in questa
nuova fase di un confronto tra Stati Uniti e Iran che dura ormai da quasi mezzo secolo potrebbe così andare ben oltre gli equilibri regionali del Medioriente, fino a investire l’intera architettura di sicurezza occidentale.
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