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Il pilota del “Miracolo sull’Hudson” Sully Sullenberger rivela: “Ho l’Alzheimer”

Chesley “Sully” Sullenberger, il comandante che nel 2009 salvò la vita a 155 persone con il celebre ammaraggio d’emergenza sul fiume Hudson, ha annunciato di essere affetto dal morbo di Alzheimer. L’ex pilota della US Airways, oggi 75enne, ha spiegato di aver ricevuto una diagnosi in fase iniziale e di aver deciso di parlarne pubblicamente per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia. L’annuncio è arrivato attraverso una dichiarazione pubblicata sul suo sito personale, nella quale ha raccontato con grande sincerità i primi segnali della patologia. “Recentemente ho scoperto di avere l’Alzheimer. È ancora in uno stadio iniziale”, ha scritto. “Per ora significa che a volte faccio fatica a ricordare un nome, dimentico una storia che ho raccontato poco prima oppure dormo meno bene. Sono soltanto all’inizio di questo lungo viaggio”.

Il “Miracolo sull’Hudson” che salvò 155 vite

Il nome di Sully è entrato nella storia dell’aviazione il 15 gennaio 2009. Quel giorno era al comando del volo US Airways 1549, partito dall’aeroporto LaGuardia di New York e diretto a Charlotte, nella Carolina del Nord. Pochi istanti dopo il decollo, l’Airbus A320 entrò in collisione con uno stormo di oche canadesi. L’impatto rese inutilizzabili entrambi i motori dell’aereo, lasciando l’equipaggio con pochissimi secondi per prendere una decisione. Valutate le alternative e compresa l’impossibilità di raggiungere un aeroporto, Sullenberger optò per una scelta che sembrava impossibile: far ammarare il velivolo nelle acque gelide del fiume Hudson. La manovra riuscì perfettamente. Tutte le 155 persone a bordo, passeggeri ed equipaggio, furono tratte in salvo. L’episodio venne ribattezzato il “Miracolo sull’Hudson” e il comandante fu celebrato in tutto il mondo come un eroe per il sangue freddo e la straordinaria professionalità dimostrati in una delle emergenze più complesse della storia dell’aviazione civile.

Dalla cabina di pilotaggio al grande schermo con Tom Hanks

La vicenda di Sully ebbe un’enorme risonanza internazionale e, nel 2016, arrivò anche al cinema. Il regista Clint Eastwood raccontò quella giornata nel film Sully, affidando il ruolo del comandante a Tom Hanks. La pellicola ripercorse non solo l’ammaraggio, ma anche le successive indagini che cercarono di stabilire se esistessero davvero alternative all’atterraggio sul fiume. Il successo del film contribuì a far conoscere ancora di più la storia del pilota americano, trasformando quella che era già considerata una delle più grandi imprese dell’aviazione moderna in un simbolo di competenza, lucidità e capacità decisionale sotto pressione.

“Serve lo stesso coraggio per affrontare questa malattia”

Nel messaggio con cui ha reso pubblica la diagnosi, Sullenberger ha spiegato che la malattia lo ha portato a riflettere sul significato del servizio verso gli altri, valore che ha guidato tutta la sua carriera. “Per tutta la vita ho cercato di essere al servizio degli altri. Questa nuova fase della mia esistenza mi ha costretto a chiedermi cosa significhi continuare a esserlo. La risposta è parlarne”. L’ex comandante ha ricordato anche una frase pronunciata spesso negli anni dopo il volo 1549. “Quando mi chiedevano come fosse stato possibile salvare tutti, rispondevo che il coraggio può essere contagioso. Quel giorno permise a tutti di collaborare e di evacuare l’aereo in sicurezza. Oggi abbiamo bisogno dello stesso coraggio per combattere questa malattia. Faccio parte di una comunità molto più grande e insieme saremo coraggiosi”. Il suo obiettivo è incoraggiare le famiglie che convivono con l’Alzheimer a non affrontare la malattia nel silenzio. “Mi auguro che condividere la mia esperienza possa aiutare altre persone a uscire dall’ombra e a sentirsi meno sole”.

La moglie: “Viviamo ogni giorno con speranza e gioia”

Sullenberger ha raccontato che la diagnosi gli ha fatto comprendere quanto l’Alzheimer sia una patologia diffusa e quanto possa colpire chiunque. “Il mio medico mi ha aperto gli occhi sulla diffusione di questa malattia. Non risparmia nessuna famiglia ed è come un ospite indesiderato che bussa alla porta”. Accanto a lui c’è la moglie Lorrie, che ha spiegato come, almeno per il momento, la malattia abbia inciso molto poco sul carattere del marito. La sua calma, la concentrazione e quella straordinaria capacità di mantenere il controllo nelle situazioni più difficili restano ancora intatte. La famiglia, insieme alle due figlie e alla nipotina, ha scelto di affrontare il futuro con serenità, vivendo ogni giorno “con speranza e gioia”, pur nella consapevolezza delle sfide che li attendono.

Una vita dedicata alla sicurezza del volo

Dopo il pensionamento nel 2010, Sullenberger non ha mai abbandonato il mondo dell’aviazione. Al contrario, ha trasformato la sua esperienza in un costante impegno per migliorare la sicurezza dei voli. Nel corso degli anni ha chiesto standard di formazione più rigorosi per i piloti, tempi di riposo adeguati e procedure più severe per la certificazione degli aeromobili. Nel 2019 intervenne davanti al Congresso degli Stati Uniti sostenendo l’obbligo di un nuovo addestramento al simulatore prima del ritorno in servizio del Boeing 737 MAX, dopo i due incidenti mortali che avevano coinvolto quel modello. In quell’occasione dichiarò: “L’attuale sistema di progettazione e certificazione degli aeromobili ha dimostrato i suoi limiti”. Nel 2022 ha ricoperto anche il ruolo di ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO), continuando a promuovere una cultura della sicurezza e opponendosi a qualsiasi riduzione dei requisiti richiesti ai piloti.

Una malattia che colpisce milioni di persone

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza e provoca un progressivo deterioramento della memoria e delle funzioni cognitive. Nelle fasi iniziali, come ha raccontato lo stesso Sullenberger, i sintomi possono manifestarsi con difficoltà nel ricordare nomi, episodi recenti o nel mantenere la qualità del sonno. Negli Stati Uniti convivono con questa patologia milioni di persone e il numero dei casi continua ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione.

La scelta del comandante di rendere pubblica la propria diagnosi è stata accolta con favore dalle associazioni che si occupano di Alzheimer, secondo cui testimonianze come la sua contribuiscono a ridurre lo stigma e a incoraggiare una maggiore consapevolezza sulla malattia.


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