La fuga dei giovani in Basilicata. Potenza maglia nera
I giovani lasciano la Basilicata. I dati Istat, elaborati da Il Sole 24 Ore, smontano le velleità di propaganda della politica. Il Potentino al quinto posto (-12%) tra le peggiori province, tutte del Sud. Il divario con il Nord aumenta
L’Italia perde giovani. Il Sud in particolare, che ne ha visti letteralmente volare via, verso altri lidi, il 7,6%. E, ancora di più, ne perde la Basilicata, che conferma la tendenza a correre più velocemente verso l’invecchiamento della popolazione piuttosto che in direzione di un ricambio generazionale regolare. I dati Istat, elaborati da Il Sole 24 Ore, mostrano una regione sempre più afflitta dal gap di gioventù, con la provincia di Potenza ad attestarsi al quinto posto nella graduatoria delle peggiori. Il Potentino, infatti, ha perso il 12% dei giovani tra i 18 e i 35 anni, tra il 2019 e il 2026, registrando una delle performance peggiori a livello nazionale, superata solo dal -13% del Sud Sardegna, dal -12,2% di Isernia e dal -12,1% registrato da Oristano e Crotone.
LA BASILICATA PERDE GIOVANI, COME TUTTO IL SUD ITALIA
Numeri che evidenziano, in modo abbastanza netto, come sia il Sud del Paese a perdere la fantomatica “attrattività” per la forza lavoro del presente e del domani, segnando ancora una volta una disparità abissale con i territori del Nord. Basta pensare, infatti, che gli incrementi più significativi sono stati tutti registrati dall’Emilia-Romagna in su, con Gorizia capofila col suo +10,9% di incremento della popolazione giovanile, seguita da Genova (+8,4%), Bologna (+8,1%), Pavia (+7,2%) e Reggio Emilia (+6,6%).
IL DEFICIT LUCANO
Per la Basilicata, un deficit che sa di beffa (nonostante la provincia di Matera, con il suo -7,2%, pur registrando un segno negativo non sfiguri troppo rispetto alle vicine meridionali) considerando che l’esodo di ragazze e ragazzi si muove proprio in direzione di quei territori dalla forte presenza del manifatturiero che, teoricamente, sarebbe uno dei punti di forza dell’economia regionale, anche a livello di export. Il problema, in questo caso, risulta legato alle possibilità reali offerte alle nuove generazioni che, per la Basilicata come per gli altri territori del Mezzogiorno, sempre con più difficoltà si traducono in opportunità reali.
A pesare, inoltre, la forza catalizzatrice degli atenei maggiori che spingono, a fronte di un’offerta universitaria ritenuta più attraente, le giovani menti a studiare fuori regione, molto spesso finendo per non fare ritorno in un territorio che, a giudizio dei laureati, non garantisce, per vocazione o mancanza di risorse, le medesime possibilità di maturazione professionale. Anche in questo senso, un dato è piuttosto esemplificativo: se nei primi anni del Duemila i laureati con la valigia erano meno del 20%, oggi arrivano a toccare addirittura il 60%. Un dato che, secondo gli esperti, non va sottovalutato, anche nell’ottica della promozione culturale delle regioni del Sud.
PERDITA DI GIOVANI E PROFILI QUALIFICATI
La perdita di profili qualificati significa sostanzialmente meno crescita. E, soprattutto, meno ricambio generazionale all’interno dei comparti destinati allo sviluppo del territorio, col rischio concreto di rallentare i processi di aggiornamento economico fino a rischiare di fermarli del tutto: «L’elaborazione del Sole 24 ore su dati Istat non lascia dubbi – ha commentato Giuseppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto in Senato –. In sei anni oltre 300 mila giovani qualificati under trentacinque hanno lasciato il sud, la maggior parte dei quali laureati. I giovani lasciano il sud, anzi scappano dal sud.
SEMPRE MENO GIOVANI IN BASILICATA E NEL MEZZOGIORNO
Con il risultato che al Mezzogiorno ci sono sempre meno giovani. Uno svuotamento progressivo e inarrestabile che sta compromettendo lo sviluppo. I giovani vanno via per motivi di studio, per le difficoltà di accesso ad un lavoro stabile e ben retribuito, per l’alta precarietà, lasciando sul campo un saldo migratorio fortemente negativo». Un trend che «amplifica le diseguaglianze», compromettendo il futuro di una fetta di Paese.
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