Lazio

la comunità dell’Esquilino tra paura e resistenza

Una fuga di corrente in un locale tecnico, un incendio domato in pochi minuti, e poi ore di incertezza che si sono trasformate in giorni. È quanto sta accadendo allo Spin Time Labs, lo storico immobile occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore del rione Esquilino, dove da tredici anni convivono circa 400 persone provenienti da oltre 25 Paesi, tra cui più di cento bambine e bambini.

Tutto ha inizio nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio, quando un principio d’incendio si sviluppa in un locale tecnico che affaccia sul cortile interno dell’edificio. Le cause sarebbero da ricondurre a un surriscaldamento dell’impianto elettrico.

I residenti reagiscono con tempestività: spengono da soli le fiamme ed evacuano lo stabile in autonomia e in sicurezza, permettendo poi ai Vigili del Fuoco di intervenire e completare le verifiche.

Nessun ferito, nessun danno strutturale. Ma da quel momento la situazione si complica. L’autorità giudiziaria dispone il sequestro dell’immobile e ne dichiara l’inagibilità, impedendo agli abitanti di rientrare nelle proprie case.

Con le prime luci dell’alba arrivano i mezzi della Protezione Civile, che allestisce tende e brandine davanti all’edificio. Le persone più fragili — anziani, donne con bambini piccoli — vengono accolte nei locali del Polo Civico Esquilino, sede del Municipio I.

Foto di Danilo Grossi

Tutti gli altri restano fuori, tra il caldo di fine luglio e i ventilatori portati d’emergenza. Per centinaia di persone si tratta ormai della seconda notte consecutiva trascorsa in strada. L’episodio riaccende immediatamente un dibattito che a Roma dura da anni.

Da tempo Spin Time compare nelle liste degli immobili occupati attenzionati dal Viminale, e diversi esponenti di Fratelli d’Italia — tra cui il consigliere capitolino Federico Rocca e il parlamentare Federico Mollicone — colgono l’occasione per rilanciare la richiesta di uno sgombero definitivo, parlando di una situazione di illegalità che non può più essere tollerata.

Foto di Danilo Grossi

Di segno opposto la posizione del Campidoglio, che nella giornata di giovedì convoca un tavolo in Prefettura: attorno al tavolo siedono il prefetto Lamberto Giannini, il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, il vicario generale della Diocesi di Roma monsignor Baldo Erina e i rappresentanti della proprietà, il fondo Investire Sgr.

L’obiettivo dichiarato è trovare una soluzione condivisa che tuteli in primo luogo le persone coinvolte, molte delle quali in condizioni di fragilità. Nel frattempo, all’interno e intorno allo stabile, la comunità di Spin Time si è organizzata in assemblea pubblica.

Gli occupanti rivendicano il diritto a rientrare nelle proprie abitazioni e respingono con fermezza ogni accostamento a un’operazione di sgombero, sottolineando come altre sistemazioni non sarebbero dignitose per famiglie che vivono in quel palazzo da tredici anni, con figli iscritti nelle scuole del quartiere e una quotidianità costruita giorno dopo giorno.

Attorno a loro, in queste ore, si è mossa anche una parte della città: cittadini, associazioni e realtà del terzo settore hanno espresso solidarietà e sostegno, in una mobilitazione che testimonia quanto la vicenda di Spin Time sia sentita ben oltre i confini dell’Esquilino.

La partita, però, resta apertissima: il destino delle circa 400 persone rimaste senza casa dipenderà ora dagli esiti del tavolo istituzionale e dalle prossime decisioni della magistratura sull’agibilità dell’immobile.

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