Trieste al top, 5 caffè dove leggere, scrivere e filosofeggiare
31 luglio 2026 – ore 11:00 – Trieste è una città che ha sempre preso il caffè molto sul serio, non solo come bevanda, ma come luogo di contemplazione e fervore mentale; un luogo dove sedersi, sfogliare un giornale e aprire un libro, scrivere due righe, fingere di lavorare e poi, magari, lavorare davvero. Tra pasticcini e tazzine, specchi e banconi in marmo, alcuni caffè triestini sono il luogo perfetto per rivedere qualche documento di lavoro in un ambiente rilassato ma vivo; sono il posto in cui sedersi a leggere o scrivere con l’illusione (bellissima) che un soffitto Liberty o una vetrata su Piazza Unità possano davvero elevare il livello dei pensieri. Ecco cinque indirizzi dove fermarsi a leggere, scrivere o lavorare con calma avendo tra le mani un buon caffè e davanti agli occhi degli angoli di città che sembrano fatti apposta per prendersi una pausa intelligente.
Caffè San Marco
Inutile girarci troppo intorno: il Caffè San Marco è il posto dei libri. Inaugurato nel 1914 in via Battisti 18, è uno dei caffè storici più noti di Trieste e conserva ancora oggi quel fascino da salotto letterario: entrare qui è come infilarsi in una scenografia fatta di arredi Liberty, lampadari in ottone e soffitti alti decorati con foglie di caffè color bronzo. Sarebbe quasi sciocco pensare che il silenzio della lettura non sia il benvenuto.
Al San Marco i libri dialogano con il locale, con la sua storia e con chi lo frequenta: qui si può entrare per leggere un romanzo, preparare un esame, correggere un testo, aprire il computer e riordinare le ultime cose, circondati da una bellezza che, senza promettere miracoli, stuzzica comunque una certa elevazione della mente – il rischio, naturalmente, è sentirsi improvvisamente più interessanti di quello che si è. Capita. Il San Marco può fare questo effetto: ti siedi per rispondere a due mail e dopo dieci minuti ti sembra di essere parte di una lunga tradizione intellettuale mitteleuropea, ma forse è proprio questo il bello.
Lo Nigro Concetta
Lo Nigro Concetta ha un fascino diverso, più quotidiano, per chi è ormai alla bellezza di Canal Grande. Avendo Ponte Rosso davanti e Sant’Antonio Nuovo da un lato, qui il movimento del centro passa senza travolgere. Sedersi qui significa stare dentro Trieste senza essere completamente risucchiati dal suo rumore. È il tipo di posto perfetto per cominciare la giornata con calma: un espresso, un giornale, una rivista, un libro lasciato aperto sul tavolino mentre ogni tanto si guarda fuori.
Per lavorare è più adatto a chi non ha bisogno di grandi rituali; non è il posto in cui inscenare una giornata intera da freelance ispirato, ma quello in cui fermarsi un’oretta, sistemare qualche appunto, scrivere un messaggio, leggere le notizie, riordinare le idee. Ha un’atmosfera semplice e quieta, un servizio ospitale, e quel vantaggio prezioso dei locali affacciati sui punti vivi della città: anche quando si resta fermi, sembra che qualcosa continui a muoversi per noi.
Caffè degli Specchi
Un classico? Ovviamente sì. Ma dire che il Caffè degli Specchi sia “passato di moda” sarebbe una sciocchezza. Nato nel 1839, affacciato su Piazza Unità d’Italia, è un caffè che continua ad essere uno dei luoghi più riconoscibili della città. La luce della piazza, il via vai dei passanti e il mare poco più in là lo rendono una specie di osservatorio privilegiato: ci si siede e Trieste comincia a scorrere davanti.
Per leggere o lavorare, bisogna scegliere il momento e il posto giusto. Dentro, magari in un angolino, si può godere dell’ampio respiro del locale e della sua eleganza classica; fuori, durante la bella stagione, i tavolini sono posti privilegiati sul palcoscenico della piazza. Per forza di cose qui il lavoro al computer ha un tono più elegante, ma anche più esposto, mentre la lettura trova una sua teatralità naturale. Aprire un libro davanti a Piazza Unità può sembrare un gesto un po’ “performativo”, certo. Ma Trieste, quando vuole, è una città che perdona volentieri un po’ di scena.
Pasticceria Pirona
Per i più golosi, un capo in b non basta, meglio accompagnarlo con qualcosa di dolce, magari uno dei pasticcini o delle paste della Pirona. Fondata nel 1900 da Alberto Pirona, questa pasticceria è uno sembra aver conservato un certomodo di stare al mondo: elegante, raccolto, profumato di zucchero, caffè e legno e memoria letteraria.
Lo stile Liberty, gli ottoni, gli arredi in ciliegio, le atmosfere da Belle Époque e la tradizione dolciaria rendono Pirona più adatta alla scrittura che al lavoro frenetico: la tradizione infatti vuole che proprio alla Pirona James Joyce abbia cominciato a elaborare il suo Ulisse, e questo basta a trasformare ogni tavolino in una piccola tentazione narrativa. Sedetevi qui e mettetevi a scrivere: dopo Joyce e dopo Nolan, potreste essere voi i prossimi cantori che reinterpreteranno il poema omerico. O magari state solo rispondendo a una mail o mettendo ordine in un file Excel, ma non bisogna mai sottovalutare il potere spirituale di un buon dolce austroungarico.
Pasticceria La Bomboniera
La Bomboniera, fondata nel 1836, è uno dei luoghi in cui Trieste sembra aver deciso di fermare il tempo e conservarlo sotto vetro, legno e zucchero. Piccola pasticceria austro-ungarica in stile Liberty, è rimasta fedele a un’idea di dolcezza antica: Rigojancsi, Dobos, Lettere d’amore, Prenitz, Putizza, Pinza. Nomi che per molti triestini non sono semplici prodotti, ma ricordi di famiglia, feste, domeniche, passeggiate, occasioni importanti.
Anche nei tavolini qui fuori aprire un Kindle di ultimo modello può sembrare anacronistico (quasi blasfemo), la Bomboniera chiede carta ruvida da sfogliare con calma. Un romanzo classico, una raccolta di racconti, qualcosa che abbia il buon gusto di non illuminarsi da solo e che si presti a una lettura contemplativa. È un piccolo teatro della lentezza, un luogo dove sedersi per assaporare con gli occhi prima ancora che con il palato.
Articolo di Agata Cragnolin




