Friuli Venezia Giulia

la Cgil chiede stessi salari e diritti


Sono tra i 60mila e gli 80mila, secondo le stime della Cgil, i lavoratori del Friuli Venezia Giulia impiegati nella filiera degli appalti e dei subappalti pubblici e privati. Una platea particolarmente esposta, denuncia il sindacato, a precarietà, bassi salari, minori tutele e maggiori rischi sul fronte della sicurezza. Per chiedere maggiore protezione e parità di trattamento, la Cgil sta portando avanti anche in regione la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Stesso lavoro, stessi diritti”. Le 50mila sottoscrizioni necessarie per depositarla in Parlamento sono già state raggiunte in pochi giorni, ma la mobilitazione prosegue. Lunedì 3 agosto il sindacato ha organizzato un sit-in e una conferenza stampa in piazza Matteotti, a Udine, anche a sostegno dell’altra proposta di legge promossa dalla Cgil per la difesa della sanità pubblica.

“Stesso lavoro, stesso diritto, stesso salario”

“Siamo qui per dare significato e spessore ai contenuti della legge di iniziativa popolare sugli appalti, affiancata da quella sulla sanità”, ha spiegato il segretario generale della Cgil Fvg, Michele Piga. ”Sono i due temi dolenti che riguardano da una parte il lavoro e dall’altra i servizi per i cittadini”.

Secondo i dati illustrati dal sindacato, in Italia ci sono circa 24 milioni di lavoratori: 19 milioni di dipendenti, un milione di partite Iva in monocommittenza e circa tre milioni di persone impiegate negli appalti e nei subappalti pubblici e privati. Un settore nel quale, ha sottolineato Piga, si concentra una parte rilevante degli incidenti più gravi. “Il 60 per cento degli infortuni gravi o mortali avviene negli appalti e, di questi, il 59 per cento nei subappalti”.

Sul fronte economico, invece, la Cgil denuncia il diffuso sottoinquadramento, l’esclusione dalla contrattazione di secondo livello e l’applicazione di contratti nazionali diversi da quelli dei committenti, con salari più bassi e un aumento del lavoro povero. “La nostra proposta si basa sul principio dello stesso lavoro, stesso diritto e stesso salario”, ha proseguito Piga. L’obiettivo è garantire pari condizioni a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che siano dipendenti diretti oppure impiegati negli appalti pubblici e privati. “Dobbiamo smetterla con gli appalti finti, utilizzati per coprire le responsabilità dei committenti, anche in materia di salute e sicurezza, oppure per avere lavoro più flessibile e sottopagato», ha aggiunto. «È necessario riportare al centro la dignità del lavoro2.

Meno salario, sicurezza e tutele

Alla mobilitazione è intervenuta anche Daniela Duz, componente della segreteria regionale della Cgil con delega agli appalti. “Gli appalti sono l’emblema del lavoro povero e precario», ha dichiarato. «Le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti e nei subappalti sono quelli che hanno meno tutele, meno diritti, meno salario e meno sicurezza”. La proposta di legge punta a rafforzare le garanzie negli appalti pubblici e a trasferire anche al settore privato le tutele già conquistate in quello pubblico. “Questi lavoratori svolgono un ruolo fondamentale anche per la tutela della salute e della sicurezza di tutta la cittadinanza», ha concluso Duz. «Lo slogan “Stesso lavoro, stesso contratto” racchiude il significato profondo di questa proposta di legge di iniziativa popolare”.


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