Jova Summer Party 2026 e “quel sorriso che non doveva essere cancellato”

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Per una persona con disabilità, partecipare a un grande concerto non è sempre semplice. Richiede organizzazione, accompagnamento, trasporti, accessibilità e spesso un grande impegno da parte della famiglia. Quel biglietto, quindi, non rappresentava soltanto l’ingresso a un concerto
Quel sorriso che non doveva essere cancellato. Da Disability Manager, oggi sento il dovere di partire non dalle polemiche politiche, ma dalle persone. Ormai la decisione è stata presa: 𝗶𝗹 𝗝𝗼𝘃𝗮 𝗦𝘂𝗺𝗺𝗲𝗿 𝗣𝗮𝗿𝘁𝘆 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 è 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼.
E dietro questa decisione non ci sono soltanto numeri, organizzazione e responsabilità amministrative. Ci sono 𝟯𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 che avevano acquistato un biglietto, organizzato un viaggio, programmato una giornata e coltivato un’attesa. E tra queste persone c’è una storia che merita di essere ascoltata più di tutte: “𝗡𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗳𝗿𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮: 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝗺𝗺𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗿𝗲𝗴𝗮𝗹𝗮𝗿𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗝𝗼𝘃𝗮𝗻𝗼𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮”, pubblicavano nei giorni scorse le testate locali. Queste parole fanno riflettere.
Per una persona con disabilità, partecipare a un grande concerto non è sempre semplice. Richiede organizzazione, accompagnamento, trasporti, accessibilità e spesso un grande impegno da parte della famiglia. Quel biglietto, quindi, non rappresentava soltanto l’ingresso a un concerto. 𝗥𝗔𝗣𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗩𝗔 𝗨𝗡 𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢, 𝗨𝗡 𝗠𝗢𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔̀, 𝗨𝗡’𝗢𝗖𝗖𝗔𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗘 𝗜𝗡𝗖𝗟𝗨𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘. È evidente che 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝘀𝗶𝗮𝘀𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼. Se l’area non era idonea, la tutela della salute doveva necessariamente prevalere. Ma proprio per questo rimane una domanda importante: 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶 è 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝗮 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼? La sicurezza non può essere verificata all’ultimo momento. La programmazione di un grande evento deve comprendere per tempo anche le verifiche ambientali, la sicurezza, l’accessibilità e la tutela delle persone più fragili.
Ora, però, è il momento delle responsabilità e non delle contrapposizioni. Le 𝟯𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 che hanno acquistato il biglietto non devono diventare le vittime di eventuali errori organizzativi o amministrativi. E soprattutto non dobbiamo dimenticare le persone con disabilità e le loro famiglie. Da Disability Manager continuerò a sostenere un principio semplice: 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀ 𝗜𝗡𝗖𝗟𝗨𝗦𝗜𝗩𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗜 𝗘𝗩𝗘𝗡𝗧𝗜. 𝗘̀ 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗘, 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗟𝗜 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔, 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗔 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜. E oggi penso soprattutto a quel fratello che non vede e non cammina. 𝗩𝗢𝗟𝗘𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗥𝗘𝗚𝗔𝗟𝗔𝗥𝗚𝗟𝗜 𝗨𝗡 𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗦𝗢. Quel sorriso, purtroppo, è stato cancellato insieme all’evento. Facciamo in modo che almeno questa storia non venga dimenticata. Perché l’inclusione significa anche questo: 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶. 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗩𝗜𝗟𝗘𝗚𝗜. 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥 𝗩𝗜𝗩𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗘 𝗘𝗠𝗢𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗜.
Mariano Seccia, Disability Manager
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