Iran, Trump sospende l’attacco: “I colloqui sono seri ma sono pronto a colpire”. Su cosa si gioca la partita
Uno dei nodi centrali della trattativa in corso per porre fine alla guerra in Iran riguarda l’uranio arricchito. Teheran avrebbe aperto a un congelamento del proprio programma nucleare ma non al completo smantellamento chiesto dagli Usa. La condizione posta da Teheran è questa: che le riserve di uranio altamente arricchito – si parla di circa 400 chilogrammi – vengano trasferite in Russia e non negli Stati Uniti. L’Iran, inoltre, vorrebbe che la riapertura dello Stretto di Hormuz avvenisse in modo graduale e con due “garanti”, il Pakistan e l’Oman. A Washington, inoltre, viene chiesta la revoca di tutte le sanzioni. Su diversi punti, delle 14 controproposte formulate, Washington è d’accordo, ma sul nucleare non transige. La Casa Bianca, pertanto, ha valutato le proposte iraniane come “insufficienti” a raggiungere un’intesa definitiva. Ma, come si è visto nella notte, gli sforzi diplomatici vanno avanti, segno che vi sono ancora margini di manovra per i mediatori. Il fatto che Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi abbiano convinto Trump a fermare l’attacco (minacciato) fa pensare che, in fondo, la Casa Bianca preferirebbe evitare di passare di nuovo alle armi.
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