«In una sola notte distrutto più di un quintale d’uva»
Sui Colli Euganei e nella fascia pedecollinare si estendono centinaia di ettari di vigneti che, insieme ad altre coltivazioni, sono nuovamente nel mirino dei cinghiali. Nonostante le catture e le attività di contenimento, la presenza degli ungulati continua, infatti, a essere elevata e, secondo Coldiretti Padova, provoca danni sempre più pesanti alle aziende agricole.
Con l’arrivo della piena maturazione dell’uva e il ritorno del caldo previsto nei prossimi giorni, l’associazione lancia un nuovo allarme: i cinghiali, in cerca di acqua, prendono d’assalto i vigneti, si alzano sulle zampe posteriori per raggiungere i grappoli e divorano gran parte degli acini.

Le testimonianze
A raccontare la situazione sono gli stessi imprenditori agricoli. Gianluca Calaon, giovane vitivinicoltore e titolare della tenuta San Martino di Castelnuovo di Teolo, descrive le difficoltà incontrate nel tentativo di difendere le proprie vigne «Abbiamo recintato un intero vigneto di tre ettari, vale a dire un’area di 30 mila metri quadrati, con una rete elettrosaldata alta un metro, ma i cinghiali hanno imparato a scavalcarla – afferma -. Non siamo riusciti a fermarli nemmeno aggiungendo una recinzione elettrificata, non c’è nulla che li fermi».
«Abbiamo cercato delle soluzioni alternative, come alzare le vigne in modo che i cinghiali non riescano a raggiungere i grappoli, ma così non potremmo più ricorrere alla vendemmia meccanica – spiega Calaon -. I cinghiali sono entrati anche nei giorni scorsi e in una sola notte possono distruggere oltre un quintale d’uva. Se andiamo avanti di questo passo, al momento della vendemmia avremo perso oltre metà del nostro raccolto. Siamo esasperati, non sappiamo più come difendere il nostro lavoro e le nostre aziende».
Anche Carlo Molon, gestore dell’agriturismo Valle delle Gombe di Teolo, parla di un’emergenza che dura ormai da anni: «Tutte le sere ci sono delle mandrie che entrano nei nostri terreni e devastano quel che trovano – denuncia -. I cinghiali più grandi hanno imparato ad alzarsi in piedi, appoggiandosi al tronco delle piante da frutto e così distruggono interi alberi di mele, pere, albicocche, mandando in fumo il lavoro di quattro, cinque anni».
«Oltre che essersi evoluti nella ricerca del cibo ormai non hanno più paura dell’uomo e questo è un grave problema di sicurezza – aggiunge Molon -. Non bastano interventi limitati nel tempo per far fronte alle razzie dei cinghiali, servono azioni permanenti e capillari su tutto il territorio».

L’appello dell’associazione
Di fronte a questa situazione, Coldiretti Padova sollecita nuovamente le istituzioni affinché gli agricoltori non siano lasciati soli: «I nostri imprenditori continuano ad essere in balia dei cinghiali – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – e nonostante gli sforzi e i notevoli investimenti economici, i danni sono all’ordine del giorno. Inoltre, la burocrazia non aiuta, né in caso di interventi per la difesa passiva e tantomeno sul fronte risarcitorio. Negli ultimi anni sul fronte delle attività di controllo e contenimento ci sono stati dei progressi, ma il problema è che i cinghiali sono ancora troppi e il loro impatto non è sostenibile per l’agricoltura. Inoltre, continuano a rappresentare un serio problema anche per la sicurezza e l’incolumità pubblica: sono un pericolo per gli automobilisti e il loro continuo passaggio aumenta il rischio di cedimenti e frane di varie dimensioni».
«Il piano regionale per il controllo dei cinghiali – prosegue Lorin – ha portato ad un incremento delle catture e ad un maggiore presidio del territorio. Servono, però, azioni ancora più efficaci e soprattutto continue e di maggiore intensità. Di fronte a questa emergenza non ci possono essere pause o sospensioni dell’attività che, anzi, deve essere incrementata con adeguate risorse e l’impegno di mezzi e persone in numero adeguato per far fronte ad un fenomeno che ogni anno mette in crisi il settore primario».

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