In A Secret Room: Avanguardia new wave :: Le Recensioni di OndaRock
Anche la storia della musica non si fa con i se e con i ma, però qualche riflessione è sempre bene accetta quando ci si trova al cospetto di una realtà che avrebbe meritato maggior fortuna nel corso dei suoi primi anni di esistenza. Perché se i Kriminal Killer Division (questo il nome esteso del progetto) fossero cresciuti a Sheffield e non nella provincia modenese, chissà quanta gloria avrebbero potuto ricevere già alla fine degli anni Settanta. Ma restano comunque dei pionieri a prescindere e questi venti brani sono qui per ricordarcelo, a distanza di oltre due lustri da un’altra raccolta (“Stars Behind The Sun”) comunque meno completa rispetto a quella in esame (pubblicata da una label sempre molto attenta al panorama italiano del presente e del passato, la Raw Culture).
Gli albori dei KKD sono molto affascinanti, considerando che già nel 1979 i due musicisti (poi diventati un quartetto) si stabilirono nelle stanze di un ex-albergo dismesso, creando un piccolo studio di registrazione adibito anche a sala prove. Fin dall’inizio, la band aveva a disposizione strumenti musicali elettronici di qualità, come l’MS20, il CS30 Yamaha, un registratore multitraccia e molto altro. Inoltre, i ragazzi utilizzavano la voce di un traduttore elettronico, inserivano parti di trasmissioni radiofoniche e mescolavano il tutto con le sonorità degli oscillatori, del basso, della chitarra e di un cantato non convenzionale. In poche parole, pura sperimentazione minimal-synth (un termine istituzionalizzato solo più tardi) unita alle prime esperienze new wave, senza dimenticare che il gruppo supportava le proprie creazioni attraverso la fotografia, la videoarte e una fanzine dedicata.
Da quei nastri registrati tra il 1979 e il 1986 nasce questa raccolta a dir poco essenziale, dove emerge un talento frutto anche dell’improvvisazione: venti episodi brevi, eppure molto diversi tra loro, a comiciare da un piccolo classico come “And Your Mind” (una sorta di ibrido tra i primissimi Cure e i Minny Pops, uscito sull’ormai rara compilation del 1983 “First Relation”), per poi proseguire con altre eccellenze (“An Image After Midnight”, “Bondage”, “Underworld” oppure “Rumore”, tutti brani inesorabilmente legati alle avanguardie britanniche del periodo, anche di matrice industrial).
In poche parole, i Kriminal Killer Division non solo rappresentavano una credibile risposta italiana alle sonorità da poco esplose oltremanica, ma incarnavano una delle realtà più originali all’interno di una scena emiliana mai così viva come in quel periodo (ricordiamo un live della band di supporto ai CCCP). Un motivo in più per conoscerli o riscoprirli, seppur in ritardo, attraverso questo compendio dal grande valore storico, meritevole di tutte le attenzioni del caso.
07/05/2026




