Marche

in 6 anni è scomparso un punto vendita su 4. Le colpe? Dagli online agli store

PESARO Pesaro perde un negozio su quattro in sei anni. Erano 1.330 nel 2019, sono diventati 999 nel 2025: 331 imprese in meno. In provincia il saldo negativo sale a 1.182 attività, da 4.627 a 3.445. È il conto presentato da Confesercenti: una contrazione del 24,9 per cento in città e del 25,5 per cento nel territorio provinciale. E a preoccupare non sono soltanto le serrande che si abbassano, ma la difficoltà di trovare chi le rialzi. «Il dato che più allarma è che mancano le nuove imprese. I giovani non si avvicinano più a questo mondo – sottolinea il direttore provinciale Alessandro Ligurgo -. Chi ha qualche idea fatica a realizzarla, perché si scontra con un processo burocratico importante, con una mancanza di finanziamento. L’accesso al credito è quasi improponibile».

 

Le cause

Ligurgo individua nei giganti del web il principale avversario dei negozi e li accusa di concorrenza sleale: «Un nostro esercizio paga il 30 per cento di tasse, un gigante del web invece paga poco più del 10 per cento, con mezzi completamente differenti. Amazon ha pochissimi dipendenti, ha pochissime tasse e noi non ci possiamo competere». Una disparità che, nella sua denuncia, impoverisce il territorio: «Le nostre famiglie non reinvestono più nelle nostre città i soldi che guadagnano». Confesercenti stima in circa 50 milioni per Pesaro e 177 milioni per la provincia i consumi potenzialmente trasferiti verso l’online tra il 2019 e il 2025. È una stima convenzionale costruita sulla diminuzione delle imprese, riferita all’intero periodo: «Numeri che parlano di risorse economiche che ci sfuggono dalle mani oltre che di servizi che vengono meno – commenta Ligurgo -. Una fotografia che racconta la lenta erosione del nostro principale comparto economico». Ma il web non esaurisce il problema. «A Pesaro purtroppo abbiamo una pletora di supermercati – incalza il direttore -. Abbiamo sollecitato e favorito l’insediamento di questi supermercati a discapito della vera economia cittadina». Il direttore cittadino Davide Ippaso apre invece il fronte degli affitti: «I proprietari tendono a non affittare piuttosto che affittare a prezzi più bassi. È ora che si cambi un attimino tutti. Pesaro ha bisogno di rigenerarsi e portare forze nuove che abbiano voglia di reinvestire all’interno della città».

Nel dettaglio

A pesare sugli incassi sono anche le rinunce delle famiglie: «Adesso aspetti lo sconto per andare a comprare una giacca che è quella che ti serve, non come qualcosa in più, ma come qualcosa di cui necessiti – osserva Ippaso -. Il potere d’acquisto in mano alle famiglie è notevolmente ribassato». Ligurgo allarga lo sguardo ai produttori: «Il settore che è più in crisi e soffre di più è il tessile-abbigliamento. Questo si riflette non solo nei negozi, ma in tutta la filiera. I negozi spariscono o comprano di meno». Sul lavoro i numeri raccontano due andamenti opposti. In provincia gli addetti complessivi scendono da 11.516 a 10.344, ma i dipendenti crescono da 6.628 a 7.064. A Pesaro gli imprenditori calano da 1.374 a 902, mentre i dipendenti aumentano da 2.367 a 2.461. «Il commercio è un importante motore di occupazione sul territorio – rimarca Ligurgo -. Quella del commercio di vicinato è un’occupazione di qualità che, anche per questo, va tutelata».

Il ricambio

Il presidente provinciale Pier Stefano Fiorelli in conclusione mette sotto accusa anche il continuo ricambio delle insegne e il sistema del franchising: «Finché ci saranno i negozi monomarca che investono, durano due anni e poi chiudono, faranno solo danni – afferma -. Già quindici, vent’anni fa si parlava di frenare le grandi distribuzioni che stavano arrivando nei nostri territori. A questo oggi si aggiungono problematiche diverse poiché l’accesso al credito per i giovani è difficilissimo».




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