Immigrazione, la testimonianza: «In centinaia stipati come merce. Un abisso nero»

«Ho dovuto fare la valigia in fretta lasciando gli affetti più cari ma il cammino verso l’Europa è stata un’odissea. Ricordo la notte dell’imbarco, eravamo in centinaia stipati come merce su un barcone fatiscente senza spazio né acqua. Lì perdi ogni colore, vedi solo un abisso nero che sembra voler distruggere tutto. Puoi solo pregare, sperare che il tuo nome non sia quello di un’altra vittima del mare. Le vittime del 3 ottobre 2013 erano miei compagni di viaggio». Farida, arrivata in Italia dal Bangladesh, affida alla sua amica il ricordo della strage di Lampedusa costata la vita a 368 migranti.
Una testimonianza forte quella ascoltata sabato pomeriggio in piazza della Pace, dove ha sede la Cittadella delle associazioni e dove ogni anno le associazioni che a Terni si occupano di accoglienza e integrazione, con il coordinamento del Cesvol Umbria, si ritrovano insieme per non dimenticare le stragi in mare. La commemorazione per dire basta tragedie in mare, basta guerre, carestie e ingiustizie che costringono milioni di persone a fuggire dal proprio paese, è stata caratterizzata dalle preghiere interreligiose dalla voce dei rappresentanti delle varie comunità che vivono a Terni.
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