Carburante agricolo: in Basilicata prezzi sopra i 2 euro, da Eni sconto del 20%
Eni annuncia sconti del 20% aul carburante agricolo: colpo di forbice per rimettere in moto i macchinari, fermati da prezzi che, in Basilicata, hanno raggiunto 1,7 euro al litro
Una leggera discesa ma non è ancora abbastanza. La Basilicata continua a galleggiare su prezzi per i carburanti superiori a 2 euro al litro, beneficiando solo in misura minore del tetto imposto da compagnie quali Eni, Ip e Q8, oltre che della decisione di calmierare i prezzi anche da parte di Tamoil. Un lenitivo più che una cura, sia per la natura limitata nel tempo della misura adottata dalle aziende in questione sia per la diffusione poco capillare sul territorio dei distributori.
Abbastanza sparsi per la regione, tuttavia, per garantire un minimo di abbassamento medio dei prezzi che, in Basilicata, scende a 2.259 per il gasolio e a 2.077 per la benzina. In attesa che intervengano provvedimenti strutturali (aspettati comunque da ben prima dell’attuale crisi), i lucani dovranno fare buon viso a cattivo gioco, mitigando il beneficio dei prezzi sgonfiati con i chilometri di percorrenza per raggiungere il distributore scontato più vicino. Il tutto mentre le criticità iniziano ad allargarsi anche a comparti diversi da quelli immediatamente collegati allo spostamento su strada. Per la verità, settori come quello agricolo, già provati dall’intensificarsi del periodo di rincaro, ha iniziato a vedere gli effetti concreti del problema, proprio in coincidenza con la riorganizzazione dei campi per la semina del granturco.
CARO CARBURANTE E OPERATORI AGRICOLI
A frenare l’operato degli agricoltori è proprio il caro carburante che, per i macchinari agricoli, ha ormai raggiunto stabilmente la quota di 1,7 euro al litro. Troppo per un comparto che, rispetto ad altri, fatica ad assorbire l’impatto di un sovrapprezzo così importante. La diretta conseguenza, è l’abbandono dei campi. O meglio, l’impossibilità di mettere in movimento le macchine destinate a dissodarli e a prepararli per la nuova semina. Eppure, un piccolo aiuto potrebbe arrivare anche per questo settore e proprio da Eni che, dopo aver posto il famigerato tetto al prezzo del carburante, ha deciso di applicare un’ulteriore agevolazione per agricoltori e lavoratori del comparto motopesca, che beneficeranno di uno sconto del 20% al netto dell’Iva, applicato a partire da ieri e che resterà in vigore fino al prossimo 31 ottobre.
Un tentativo di consentire perlomeno la ripresa regolare delle attività dei mezzi, in vista peraltro di una possibile estensione (come possibile anche per il prezzo bloccato) fino alla fine dell’anno. A determinarla, sarà l’andamento del mercato e la disponibilità di prodotto. In ogni caso, almeno per il mese appena iniziato, per agricoltura e pesca si terrà un occhio di riguardo. Proprio su questo tema, peraltro, le opposizioni lucane avevano invitato l’assessore Cicala a riferire in Consiglio per capire quali siano i margini delle agevolazioni.
LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE SI MUOVE
Nel frattempo, anche la Comunità internazionale si muove per cercare di ridurre il rally dei carburanti fossili. Preso atto della difficoltà di frenare la marcia dei prezzi incentivando la transizione energetica, i Paesi del G7 hanno deciso di attingere direttamente alle proprie riserve, come tentativo estremo di alleggerire la pressione sui prezzi dei distributori. La misura sarà messa in atto con un prelievo fino a 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio, da qui alla fine dell’anno, come annunciato dal presidente francese, Emmanuel Macron, durante il vertice d’emergenza.
L’ennesimo colpo di timone per cercare, se non di stabilizzare la situazione, quantomeno di ridurre la portata della crisi, effetto che il capo dell’Eliseo ha rivendicato di aver ottenuto già dall’annuncio della riunione del G7 sul tema. Resta però la possibilità concreta che la coperta resti corta. Perché se da un lato si lavora a smorzare la tensione dei mercati su determinati beni, gli altri proseguono la loro corsa, accerchiando i consumatori che, a fronte di un prezzo ridotto sul carburante, rischiano di dover dirottare le risorse sulle altre forme di energia, in primis quella elettrica. L’ultima parte del 2026, secondo gli esperti, potrebbe costare un aumento superiore al 20%. La fine del tunnel, probabilmente, non sarà a Capodanno.
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