Lazio

il ritorno tra ricordi e nuove generazioni

Varcare di nuovo il cancello al civico 42 di via Casilina Vecchia fa un effetto strano a chi in questo giardino c’è cresciuto, ha ascoltato concerti indimenticabili o ha semplicemente trascorso le notti d’estate di vent’anni fa.

Dopo un decennio esatto di sigilli, burocrazia e vegetazione selvatica, gli spazi esterni dell’ex Circolo degli Artisti sono tornati accessibili grazie al format Spaziotempo, in calendario fino al 30 ottobre.

Ma a raccontare davvero cosa significa questa riapertura sono i volti e i commenti della gente che è tornata ad affollare il cortile alberato.

«Sembra di tornare indietro nel tempo»: l’emozione dei frequentatori storici

L’atmosfera che si respira tra l’arena spettacoli, lo schermo del cinema all’aperto e le zone ristoro è un misto di nostalgia ed entusiasmo:

Il ricordo delle notti passate: «L’ultima volta che sono stata qui dentro avevo trent’anni, stasera ci torno con mia figlia», racconta commossa Stefania, residente al Pigneto. «Vedere questo giardino di nuovo illuminato mi fa venire i brividi. Per noi questo non era un semplice locale, era una casa della cultura, un punto di riferimento per tutta la città».

La sorpresa dei più giovani: «Ne avevamo sempre sentito parlare come di un luogo mitico della notte romana», commenta Marco, ventitreenne universitario arrivato con un gruppo di amici. «Trovare ora un posto così grande, all’aperto, dove poter ascoltare musica, vedere una mostra o semplicemente bere qualcosa in mezzo al verde è una risorsa fantastica per il quartiere».

L’amarezza per i ritardi: «Dieci anni per riaprire solo il giardino?»

Accanto alla gioia per il ritorno della socialità, si avverte distintamente anche una strisciante nota di perplessità per le strutture interne ancora inaccessibili:

Lo scetticismo sulla sala chiusa: «È bellissimo stare qui all’aperto, ma guardare l’edificio principale sbarrato fa male», osserva amaro Roberto, abitante del Mandrione. «Ci sono voluti dieci anni solo per tagliare l’erba e mettere un palco in cortile. Ci auguriamo che non serva un altro decennio per restaurare la sala concerti al coperto: la cultura a Roma non può vivere solo d’estate».

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