il “regolamento fantasma” e l’Osservatorio mai nato. Cittadini in rivolta
È uno scontro che si trascina da mesi e che ora si fa sempre più acceso. Da una parte il Campidoglio, dall’altra comitati di quartiere e cittadini, uniti nella protesta contro quella che definiscono una gestione fuori controllo degli impianti di telefonia mobile.
Sullo sfondo, un’assenza che pesa: quella dell’Osservatorio sull’inquinamento elettromagnetico, previsto ma mai nato.
Il nodo ruota attorno a un regolamento approvato nel 2024, che fissava in 90 giorni il termine per istituire l’organismo. Una scadenza ormai ampiamente superata, senza che l’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri abbia dato seguito all’impegno.
Un vuoto che ha alimentato la mobilitazione del movimento “No antenne senza pianificazione”, sfociata nell’assemblea pubblica del 10 aprile alla Montagnola.
Il nodo della pianificazione
Al centro delle critiche c’è una scelta urbanistica che continua a far discutere: la cancellazione dell’articolo 105 dalle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore.
Quella norma prevedeva un principio chiave: la possibilità per il Comune di pianificare in modo organico la distribuzione delle antenne sul territorio.
Con la sua eliminazione, sostengono opposizioni e comitati, si rischia di lasciare campo libero alle esigenze degli operatori privati, riducendo il ruolo dell’amministrazione a quello di semplice autorizzatore.
Una linea contestata con forza anche da Nando Bonessio, che chiede il ripristino della norma per restituire al Campidoglio un potere di indirizzo oggi considerato indebolito.
Competenze divise e responsabilità incerte
A complicare ulteriormente il quadro c’è la frammentazione delle competenze.
Attualmente, la gestione degli impianti è divisa tra i dipartimenti Attività Produttive e Urbanistica, una scelta che secondo diversi esponenti politici rende più difficile un controllo efficace.
Tra le voci critiche c’è quella di Daniele Diaco, che propone di riportare la materia sotto il Dipartimento Ambiente, ritenuto più adeguato per affrontare anche gli aspetti legati alla salute pubblica e all’impatto dell’elettrosmog.
I municipi e lo stallo politico
Intanto, anche nei territori la situazione resta bloccata. Nei Municipi IX e IV, le mozioni che chiedevano l’istituzione immediata dell’Osservatorio sono state respinte o rinviate, alimentando le tensioni tra maggioranza e opposizione.
Nel IX Municipio, la mancata approvazione — segnata da un’astensione diffusa — è stata duramente criticata da Carla Canale, che ha parlato di una scelta priva di coraggio politico.
Un vuoto che pesa
L’assenza dell’Osservatorio non è solo una questione formale. Secondo associazioni e tecnici, si tratta di uno strumento fondamentale per garantire trasparenza, monitorare l’impatto ambientale e fornire pareri sui siti più sensibili, come scuole, ospedali e aree verdi.
Senza questo presidio, denunciano i comitati, viene meno qualsiasi forma di controllo partecipato, lasciando cittadini e territori senza un punto di riferimento.
E così il confronto resta aperto, tra richieste di pianificazione, timori per la salute e un’amministrazione chiamata a colmare un ritardo che, giorno dopo giorno, rischia di trasformarsi in un caso politico sempre più difficile da gestire.
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