Società

Il pedagogista è la bussola che serve alla scuola

La scuola deve essere, da sempre e per definizione, un luogo sicuro. Tuttavia, i recenti fatti di cronaca – come il grave episodio avvenuto in una scuola di Roma, dove una docente è stata accoltellata da un alunno di soli 13 anni – dimostrano quanto questo spazio sia diventato drammaticamente fragile.

Come pedagogista, avverto l’urgenza assoluta di tradurre l’allarme in azioni concrete: la risposta a questa emergenza non può più essere rimandata ed è racchiusa nella proposta di legge regionale per l’istituzione del Servizio di pedagogia scolastica, promossa dall’ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani) e sposata dall’on. Cosmo Mitrano.

Questa proposta legislativa rappresenta una svolta necessaria per rendere centrale e strutturale la figura del pedagogista all’interno delle istituzioni scolastiche. Non parliamo di un intervento d’emergenza, ma di un presidio stabile capace di coordinare una vera e propria alleanza educativa tra famiglie e scuola. Solo grazie a una specifica competenza pedagogica possiamo strutturare risposte continuative, trasformando il disagio in ascolto e la rabbia in consapevolezza.

Per prevenire la violenza è infatti indispensabile attivare una responsabilità condivisa tra scuola, comunità educante e famiglie. I genitori, oggi più che mai, si trovano spesso soli ad affrontare i segnali di malessere dei figli. È prioritario offrire loro supporto, così come è urgente garantire ai giovani più spazi di ascolto, percorsi di educazione emotiva e strumenti per gestire rabbia, frustrazione e isolamento. In questo scenario, il pedagogista a scuola diventa fondamentale: non solo come punto di riferimento per studenti e docenti, ma come risorsa e alleato strategico per i genitori, spesso disorientati di fronte alle nuove dinamiche relazionali.

Un elemento inquietante di questa vicenda, se confermato, è la pianificazione del gesto mirata alla sua ripresa e condivisione online. Questo dettaglio fa emergere la necessità assoluta di rafforzare la consapevolezza digitale dei ragazzi, ma interroga profondamente anche il ruolo protettivo dei genitori nella supervisione della vita virtuale dei figli. È tempo di approvare e sostenere con forza il Servizio pedagogico regionale per promuovere, insieme e con gli strumenti adeguati, relazioni fondate sul rispetto, sulla responsabilità e sulla cura dell’altro.


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