Società

Docente accoltellata a Roma, le sue parole: “Perdonato, ma quel ragazzo ha un grave malessere. Ecco perché ho chiuso i social”

Tre giorni dopo l’aggressione, la professoressa colpita con uno spray urticante e un coltello da sub da un alunno di 13 anni torna a parlare.

Lo fa dalle colonne del Corriere della Sera, con parole che ricostruiscono una vicenda destinata a lasciare il segno nel dibattito sulla scuola e sulla sicurezza.

L’aggressione e l’inchiesta

Venerdì 18 settembre, durante l’ultimo anno prima della pensione, la docente è stata aggredita in aula. Il ragazzo, che doveva recuperare un debito, indossava un caschetto con il cellulare fissato come una GoPro ed era in videochiamata su Telegram. Qualche ora prima aveva pubblicato su TikTok la scritta “-5 hours”. A bloccarlo è stato un compagno di origini congolesi. I carabinieri indagano su una possibile rete suprematista. Il Tribunale per i minorenni valuta misure rieducative: essendo under 14, il tredicenne non è punibile.

Il contatto con la famiglia

I genitori del ragazzo hanno scritto un’e-mail alla professoressa per scusarsi e dirle di esserle vicini. La docente ha ribadito di averlo perdonato, con una precisazione netta: il giovane ha “un grave malessere” e va aiutato. Nessuna vendetta, dunque, ma la richiesta di un intervento serio sul disagio.

Gli attacchi e la chiusura dei social

Sulle critiche ricevute per le sue posizioni politiche, che l’hanno portata a chiudere i profili social, la professoressa non usa giri di parole: “Sono stata massacrata in un modo spietato”. Sull’etichetta di fascista replica: “Il punto è essere di destra, non fascista”. Riguardo alla remigrazione spiega: “Mi hanno violentata psicologicamente”. Il termine, precisa, indica soltanto chi arriva in modo irregolare e “viene solo a delinquere”, senza riferimenti a deportazioni.

“In classe mai una nota”

Le sue idee, sostiene, non hanno mai influito sul lavoro in aula. “La mia posizione non prevede sovranismo o difesa della razza. In classe in 40 anni ho avuto ragazzi di tutto il mondo, di ogni etnia. Ho sempre avuto con tutti un rapporto amorevole, di profonda vicinanza. Non credo nella repressione, nella mia carriera non ho mai messo una nota”.

Valditara: “Premierò lo studente che l’ha salvata”

Intanto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, annuncia che premierà lo studente che ha fermato l’aggressore. Un gesto simbolico, che accende ancora di più i riflettori su una storia dove si intrecciano disagio giovanile, sicurezza scolastica e scontro politico.


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