Il momento buono per investire in rinnovabili
Oggi si parla tanto di ritorno al nucleare, ma la vera scommessa da mettere a terra – e subito – sono le energie rinnovabili. La dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili è uno dei talloni di Achille del Paese, un freno soprattutto alla crescita economica.
La soluzione più immediata è lo sviluppo di fonti alternative, come eolico e solare, che non possono da sole sostituire il gas, ma contribuire ad alleviare i costi dell’energia. Sono tecnologie pronte, che necessitano di un quadro normativo agevolato e guidato dallo Stato, perché i vincoli regionali stanno diventando un collo di bottiglia. Il caso della Sardegna, Regione che oggi funziona ancora a carbone, è sotto gli occhi di tutti.


I tempi del nucleare
Di contro per partire il nucleare necessita, nella migliore delle ipotesi, di dieci anni se non di quindici. Il progetto più avanzato, al quale sta guardando con interesse anche l’Italia, si trova in Canada e lo stanno sviluppando in joint venture General Electric e Hitachi per Ontario Power. Si tratta di un prototipo di mini-reattore che potrebbe essere pronto tra due anni.
Traslato in Italia, il progetto avrebbe bisogno di orpelli di non poco conto. Un primo ostacolo è la materia prima. Il mini-reattore funziona con uranio puro, risorsa di cui il Canada è ricchissimo, essendo uno dei primi produttori al mondo insieme con Australia e Kazakhistan, mentre l’Italia ne è sprovvista e dovrebbe procurarselo.
Un secondo punto è la filiera del nucleare. Nel nostro Paese ne esiste meno del 50%, quando invece questa dovrebbe arrivare almeno all’80%.
Un terzo ostacolo sono i costi per la costruzione degli impianti che per essere sostenibili si devono aggirare intorno ai 5,5 milioni di euro a megawatt. Per centrali con due reattori da 200 megawatt l’uno, significa una spesa complessiva di circa 2 miliardi. Sono progetti enormi che oggi possono partire solo con le garanzie statali e che devono essere affrontati da consorzi e non da singole aziende per spalmare il rischio su più soggetti. In Francia il progetto è stato affidato a Edf, azienda di Stato non quotata e che può permettersi tempi di investimento non legati ai mercati finanziari. In Spagna a consorzi che affiancano il nucleare alle rinnovabili, in modo che il primo possa dare la stabilità che le seconde non sempre garantiscono. Per guidare il settore va poi fondata una Agenzia per il nucleare, al cui vertice però non devono sedere i manager di Stato di turno in cerca di un posto o i politici pseudo-esperti, ma ingegneri nucleari ferrati in materia. Da ultimo, vanno scelti i luoghi dove costruire, a 4-5 chilometri dai centri abitati. Secondo l’ultima mappatura, la maggior parte dei siti si trova al Nord, un vantaggio perché vicina alla parte più produttiva del Paese.


Pianificare gli investimenti
È giusto dunque ripartire col nucleare, ma questa corsa, piena di ostacoli, non deve bloccare le rinnovabili. Oggi è il momento migliore per pianificare gli investimenti per i prossimi dieci anni. Chi ha fiuto finanziario lo sa. Con un prezzo unico nazionale (Pun) a 130 euro, c’è un buon margine per costruire nuovi impianti legati a nuovi contratti. Qui, sì, serve correre e ora.
Source link




