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Crans-Montana, il finanziatore dei Moretti denunciato per traffico d’armi e riciclaggio

L’inchiesta sulla tragedia del Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e che ha provocato il ferimento di altre 115 durante la notte di Capodanno, si arricchisce di nuovi sviluppi che potrebbero allargare ulteriormente il perimetro delle indagini. Al centro dell’attenzione c’è Daniel Donnet-Monay, imprenditore svizzero e fondatore della fiduciaria Aags, l’uomo che anni fa contribuì economicamente all’avvio dell’attività imprenditoriale di Jacques e Jessica Moretti, oggi indagati nell’ambito dell’inchiesta sul devastante incendio del locale. Secondo quanto emerso da una denuncia presentata alle procure di Sion, Berna e Parigi da uno degli avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime del rogo, Donnet-Monay sarebbe coinvolto in presunte attività di traffico illegale di armi, reclutamento non autorizzato di mercenari in Africa e riciclaggio di denaro in contesti riconducibili a criminali di guerra. Accuse estremamente pesanti che, se confermate, potrebbero gettare nuove ombre anche sulla rapida ascesa economica della coppia Moretti.

Il prestito ai Moretti

Il nome di Daniel Donnet-Monay compare fin dalle prime fasi della storia imprenditoriale dei coniugi Moretti. Fu infatti proprio attraverso la fiduciaria Aags che Jacques e Jessica ottennero un prestito di circa 20 mila euro che consentì loro di rilevare il locale e avviare l’attività che negli anni successivi si sarebbe ampliata fino a comprendere tre esercizi nella rinomata località turistica del Canton Vallese. Secondo quanto ricostruito dalla stampa svizzera, Donnet-Monay non si sarebbe limitato a fornire un sostegno economico iniziale. La sua struttura avrebbe infatti seguito anche aspetti amministrativi, contabili e fiscali delle società riconducibili alla coppia. Un rapporto che, secondo chi indaga, merita ora ulteriori approfondimenti.

La documentazione sparita durante le indagini

Già nelle prime fasi dell’inchiesta sulla strage di Capodanno era emerso un elemento che aveva attirato l’attenzione degli investigatori. Fino alla fine del 2024 la Aags si occupava infatti della gestione fiscale delle società dei Moretti. Quando però la procura di Sion ha richiesto la documentazione contabile e amministrativa relativa alle attività della coppia, il materiale non sarebbe stato disponibile. Secondo quanto riferito, i documenti sarebbero andati persi a causa di un guasto informatico che avrebbe compromesso l’archivio della fiduciaria. Una circostanza che ha inevitabilmente alimentato ulteriori interrogativi.

La società che avrebbe fornito equipaggiamenti militari in Africa

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda la Algemira SA, società con sede a Martigny che, secondo il legale delle vittime, farebbe parte della rete societaria riconducibile a Donnet-Monay. Dagli atti emergerebbe che l’azienda avrebbe commercializzato equipaggiamenti destinati alle forze di sicurezza africane. Tra i prodotti presenti nel catalogo figurerebbero granate lacrimogene e accecanti, mirini ottici per fucili automatici come AK-47 e M-16, scudi elettrificati in grado di sviluppare scariche fino a due milioni di volt e droni militari capaci di trasportare carichi fino a 50 chilogrammi. Secondo l’accusa, tali attività potrebbero essere state condotte senza le necessarie autorizzazioni previste dalla normativa svizzera in materia di esportazione e intermediazione di materiale bellico.

I presunti istruttori inviati in Costa d’Avorio

Tra le contestazioni avanzate dall’avvocato compare anche un episodio che risalirebbe al periodo compreso tra il 2017 e il febbraio 2020. Sempre attraverso Algemira SA sarebbero stati inviati in Costa d’Avorio istruttori bielorussi incaricati di addestrare le forze armate locali all’utilizzo e alla manutenzione dei carri armati Cayman. Un’attività che, qualora accertata, potrebbe configurare ulteriori violazioni delle normative internazionali e svizzere in materia di sicurezza e cooperazione militare.

L’altra società finita nel mirino

Le accuse non riguardano soltanto Algemira. Nel dossier presentato alle procure viene citata anche la Vici SA di Losanna, altra società collegata a Donnet-Monay, che secondo il legale avrebbe svolto attività di intelligence non dichiarate. Gli accertamenti dovranno chiarire la natura effettiva di tali operazioni e verificare se siano state svolte nel rispetto delle leggi vigenti.

I rapporti con l’ex gendarme

Ulteriori interrogativi derivano da un contratto di intermediazione datato 17 aprile 2020. Il documento attesterebbe una partnership commerciale tra Algemira SA e Vici SA, entrambe riconducibili a Donnet-Monay, e Robert Montoya, ex gendarme francese che in Francia risulta indagato per favoreggiamento in crimini contro l’umanità. La presenza di questo accordo rappresenta uno degli elementi che gli inquirenti saranno chiamati ad approfondire per comprendere la reale portata delle relazioni commerciali tra i soggetti coinvolti.

Il sospetto di una rete di società

Nella denuncia si parla inoltre di un articolato sistema di società collegate tra loro, con amministratori che avrebbero ricoperto contemporaneamente diversi ruoli all’interno delle varie strutture. Secondo il legale delle vittime, tale meccanismo avrebbe consentito lo scambio di fatture per un valore complessivo di circa 822 mila franchi svizzeri relative a presunte infrastrutture informatiche. Tra gli elementi ritenuti sospetti figurerebbero importi identici, numerazioni sovrapposte e operazioni contabili che potrebbero richiedere ulteriori verifiche.

I prestiti milionari

Sotto osservazione sono finite anche alcune movimentazioni finanziarie interne al gruppo. In particolare, la Swiss Digital Services SA avrebbe incrementato nel giro di un anno il valore attribuito a un software sviluppato internamente, passando da circa 120 mila franchi a oltre 441 mila franchi. Nonostante tale rivalutazione, l’azienda avrebbe continuato a presentare un patrimonio netto fortemente negativo, risultando di fatto sovraindebitata senza che venisse avviata una procedura fallimentare. Gli investigatori stanno inoltre valutando una serie di prestiti concessi tra le società del gruppo. Tra questi figura un finanziamento da 1,8 milioni di franchi accordato alla Vici SA a condizioni considerate particolarmente favorevoli. Secondo la documentazione citata nella denuncia, tali operazioni sarebbero proseguite almeno fino al luglio 2024.

L’ipotesi di riciclaggio

Le accuse mosse contro Donnet-Monay dovranno ora essere esaminate dalle procure di Sion, Berna e Parigi, chiamate a verificare la fondatezza delle contestazioni. Particolare attenzione è rivolta alla magistratura di Sion, che dovrà accertare se la rapida crescita imprenditoriale dei Moretti possa essere stata favorita da capitali di provenienza illecita. Al momento si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere confermate o smentite dagli accertamenti giudiziari in corso.

Tuttavia, le nuove denunce rischiano di aggiungere ulteriori elementi di complessità in un’inchiesta già estremamente delicata, destinata a fare luce non soltanto sulle responsabilità legate alla tragedia del Constellation, ma anche sui rapporti economici e finanziari che negli anni hanno sostenuto l’attività dei suoi titolari.


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