Ambiente

Il dilemma di Bernard Arnault

familyandtrends un anno fa, commentando il destino di Armani, aveva avuto occasione di occuparsi dei grandi gruppi francesi del lusso, affermando: “… bisogna considerare che il settore del lusso si trova in un punto di flesso, dopo vent’anni di crescita continua, il numero di consumatori non sta più crescendo e la loro capacità di scelta senza essere guidati solo dal prezzo è migliorata, anche nei paesi emergenti. I due gruppi che hanno definito il settore in questi vent’anni, LVMH e Kering, hanno di fronte un passaggio generazionale che metterà alla prova i loro creatori: Bernard Arnault ha esteso il limite di età a 85 anni e a 76 ha cinque figli in azienda; François Pinault ha 89 anni e ha, in questi giorni, con Luca De Meo giocato la carta della managerializzazione per uscire da un momento di difficoltà di alcuni marchi”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il 27 luglio Bernard Arnault ha risposto ad un’inchiesta giornalistica di Le Monde che approfondiva dettagliatamente le tensioni successorie di LVMH con una magistrale lettera aperta su X. Con uno stile perfetto e una sintesi magistrale, l’imprenditore francese affronta il rapporto tra imprenditoria familiare e giornalismo quando afferma: “Avete preferito fare l’inventario dei nostri guardaroba e radiografare una cena di famiglia. È una scelta editoriale, e la rispetto. In un paese libero, avete tutto il diritto di preferire i pettegolezzi di basso livello alla realtà dei laboratori artigianali e dell’impresa. È molto più succosa, ve lo concedo senza problemi… Mi è fin troppo chiaro che avete scelto deliberatamente di punirci per la nostra trasparenza. Che questo serva da lezione a chiunque deciderete di prendere di mira in futuro”. Per chi, come familyandtrends, crede si possa parlare di imprenditoria familiare, strategia d’impresa e capitalismo senza cadere nel pettegolezzo non c’è sintesi migliore di come non deve funzionare tra giornalisti e imprenditori.

Arnault risponde anche sul suo processo di successione: “Avrei apprezzato almeno un briciolo di finezza, magari un cenno a come cinque personalità così ambiziose [i suoi figli] riescano a lavorare sotto lo stesso tetto senza che l’intera impresa si trasformi in una tragica telenovela italiana. Ma a quanto pare, in casa Arnault, non si discute; si complotta. Non si delibera; si lotta per il trono. Il che rende la narrativa eccellente. Nel mondo reale, i miei figli gestiscono marchi rilevanti, creano team incredibili, prendono decisioni difficili e, sacrilegio assoluto, si telefonano la domenica. Quella che la gente comune chiama una domenica in famiglia, i vostri giornalisti la chiamano una cospirazione aziendale. Chiaramente è solo una questione di vocabolario. Noi preferiamo la domenica… il lusso è uno dei pochissimi settori al mondo che pensa in termini di generazioni, non di trimestri finanziari. Un cognac riposa per un periodo che va dai 10 ai 50 anni prima di essere venduto. L’eredità di un vigneto si tramanda per ottant’anni. L’impareggiabile savoir-faire di un maestro artigiano di bauli o di un soffiatore di vetro richiede vent’anni per essere costruito e solo tre per essere completamente distrutto. Non si gestisce questo patrimonio come una piattaforma tecnologica della Silicon Valley: lo si coltiva, lo si protegge, lo si tramanda. È un gioco a lungo termine e un’immensa responsabilità, resa ancora più gravosa dal fatto che in realtà non mi appartiene. Appartiene alle mani e alle menti dei nostri 220.000 dipendenti in tutto il mondo, 40.000 lavorando proprio qui in Francia, le famiglie che dipendono da noi e le maison storiche di cui siamo solo custodi temporanei”.

Sulla sua successione, la risposta di Arnault è da libro di testo, ma se si vuole dare almeno un po’ di credibilità a Le Monde, qualche problema sembra esserci: nel 25 è stata innalzata l’età massima per il CEO di LVMH a 85 dopo averla già innalzata a 80 nel 22. La rivista francese afferma che l’imprenditore odia il conflitto e ritardando le decisioni cerca di tenere insieme un sistema che senza di lui crollerebbe. Sembra, sempre a leggere Le Monde, che i manager di LVMH pressino per avere una guida esterna, come è successo con De Meo in Kering. Molti di loro sono stati mentori o coinvolti nella crescita dei 5 figli e si starebbero comunque creando pericolose cordate, che senza una guida forte diventerebbero velocemente fazioni.

L’inchiesta documenta anche tensioni tra i figli di primo letto, Delphine (51) e Antoine (49), e di secondo letto, Alexandre (34), Frédéric (31) e Jean (27), oltre che tra i primi e la seconda moglie, Hélène. Anche in questo ambito, Bernard ha pianificato rimedi, facendo i maggiori padrino e madrina dei più giovani. Può essere un primo passo per cercare l’amalgama tra i cinque, ma sembra ci sia ancora molto da fare.


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