Lazio

Spin Time tra bombole, cavi e infissi crollati. Ecco perché il fondo ha detto No a Gualtieri – Il Tempo


Martina Zanchi

Più passano i giorni più quella dell’ex centro sociale Spin Time si rivela una trappola, un pantano scansato all’ultimo. Non solo per chi ci ha vissuto fino all’incendio del 29 luglio scorso, che ha portato all’evacuazione e poi al sequestro dell’edificio, ma anche per i proprietari, che non a caso hanno rifiutato l’accordo-ponte proposto dal Comune per far rientrare subito gli occupanti abusivi.

Il sindaco Roberto Gualtieri si è detto «amareggiato per la risposta negativa della proprietà» arrivata nell’ultimo tavolo in Prefettura che si è svolto giovedì scorso, 24 ore dopo il sopralluogo servito a valutare gli interventi necessari a una prima messa in sicurezza dello stabile. Il Comune ha stimato una spesa di circa 800 mila euro, cifra che invece per la proprietà, il fondo Investire Sgr, non sarebbe minimamente sufficiente viste le condizioni del palazzo, dove da oltre un decennio non si fa una regolare manutenzione. Basti pensare ai piani interrati da bonificare, che assorbirebbero almeno metà cifra, ai cavi volanti, all’amianto censito di cui bisognerà valutare lo stato di conservazione, agli infissi mezzi crollati. Per chi l’ha vista, è una situazione da mettersi le mani nei capelli.

In questi giorni Investire starebbe lavorando a una relazione tecnica autonoma e a un cronoprogramma che potrebbe essere pronto entro agosto. Fatto, questo, che rivela un paio di circostanze rilevanti. La prima è che in Prefettura la società si è presentata, oltre che con uno stanziamento di 500 mila euro per supportare gli occupanti più fragili (circa 130 nuclei familiari), anche con una contro-proposta che Roma Capitale avrebbe rifiutato. Ma andiamo con ordine. 

Investire Sgr ha spiegato giovedì sera di non avere accettato la proposta del Comune – con somma irritazione del sindaco – perché «la situazione dell’immobile non è tale da consentire di ripristinare in tempi brevi le condizioni di sicurezza e agibilità occorrenti per poterlo utilizzare per fini abitativi e senza incorrere nelle responsabilità civili e penali che gravano sulla proprietà». Resta aperta invece la porta al Campidoglio qualora voglia davvero acquistare il palazzo, valutato 41 milioni nel 2013, prima dell’occupazione. Oggi si potrebbe iniziare a ragionare intorno ai 35 milioni, ma un altro capitolo sono i soldi che servirebbero per rimettere in sesto l’edificio e trasformare gli uffici in case vere. Tuttavia, ci chiediamo noi, dove sarebbe l’interesse pubblico nell’acquisto di un palazzo ormai vuoto, con i soldi dei contribuenti? Domande che un domani potrebbe porre ad esempio la Corte dei conti.

Peraltro, nonostante Spin Time sia stato inserito nel Piano casa comunale Investire Sgr non avrebbe mai ricevuto finora da Roma Capitale una formale proposta di acquisto. Il tavolo post-incendio poteva essere la giusta occasione, quindi ecco la contro-offerta del fondo: tu, Campidoglio, ti impegni formalmente a comprare il palazzo e noi, proprietà, effettuiamo i primi interventi di messa in sicurezza per velocizzare l’iter il più possibile. In questo quadro però gli occupanti sarebbero potuti rientrare solo a compravendita conclusa. No, quindi, all’arzigogolata soluzione-ponte che per il Campidoglio è «solida» ma che ha fatto drizzare i capelli sulla testa ai legali della società. Perché sullo sfondo c’è anzitutto un tema di responsabilità.

Una volta entrati dentro lo Spin Time, mercoledì scorso, si è scoperto ad esempio che il «piccolo» incendio del 29 luglio ha lambito la cabina di media tensione e che nell’area sovrastante c’erano bombole del gas, di cui l’edificio sarebbe pieno, soprattutto nei locali adibiti a cucina. A completare il quadro si aggiungono le stanze di cinque metri quadrati (del resto il palazzo è una ex sede dell’Inpdap) dentro cui secondo gli attivisti le famiglie vorrebbero tornare a vivere. Quindi rinuncerebbero alle case popolari che il Comune è pronto a offrire loro entro sei mesi? Ci permettiamo di dubitarne.


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