Economia

Idrogeno, Gie avverte: “Senza reti e storage sviluppo a rischio”

Per il futuro della transizione energetica europea, il punto critico non è dove si produce energia, ma come viene gestita. È il messaggio che emerge dallo studio del Gas Infrastructure Europe (Gie), che guarda al 2050 e mette al centro un elemento spesso sottovalutato: le infrastrutture. Negli ultimi anni, osserva Gie, l’Europa ha definito obiettivi climatici sempre più ambiziosi, ma tra target e realizzazione si è aperto un divario crescente. Non è un limite tecnologico, bensì di coordinamento: politiche, investimenti e pianificazione delle reti non avanzano con la stessa velocità. È il cosiddetto “gap di implementazione”.

In questo contesto cambia anche la struttura del sistema energetico. L’idea di un modello completamente elettrico è superata: lo scenario che emerge è ibrido, basato su elettricità da fonti rinnovabili e su “molecole”, cioè idrogeno e gas decarbonizzati. Nel 2050 la domanda di queste molecole potrebbe arrivare fino a 2.200 terawattora, con l’idrogeno destinato a coprirne la quota principale, soprattutto nei settori difficili da elettrificare, come industria pesante, trasporti e produzione nei momenti di picco.

Il valore dell’idrogeno non è solo sostituire i combustibili fossili, ma rendere più stabile il sistema. Le rinnovabili producono in modo variabile, mentre l’idrogeno può essere immagazzinato e riutilizzato quando serve, come una batteria su larga scala. In questo modo si riduce la pressione sulla rete elettrica e una parte della gestione dell’energia si sposta verso il sistema del gas e dell’idrogeno.

Emissioni di gas serra

Emissioni di gas serra 

Questo equilibrio, però, richiede nuove pipeline, connessioni dedicate e impianti di stoccaggio. Il paradosso, evidenzia lo studio, è nei numeri: le infrastrutture energetiche pesano meno del 4% del costo complessivo del sistema, ma ne determinano il funzionamento. All’interno di questa quota, circa un quarto riguarda la rete dell’idrogeno. Il nodo, quindi, non è il costo ma la capacità di svilupparle nei tempi della transizione. Senza reti adeguate – elettriche e dell’idrogeno – anche la crescita delle rinnovabili rischia di rallentare.

Uno dei nodi più critici è lo storage. Entro il 2035, stima lo studio, serviranno circa 100 terawattora di capacità, ma i progetti oggi annunciati coprono solo una parte limitata del fabbisogno. Al 2050 la necessità potrebbe salire fino a quasi 300 terawattora. Senza questa capacità, il sistema rischia di non riuscire a gestire la variabilità delle rinnovabili.

Consumo finale di energia

Consumo finale di energia 

Gie avverte infine che l’Europa non potrà produrre tutto l’idrogeno necessario: circa metà della domanda dovrà essere coperta da importazioni, via pipeline o trasporto marittimo. Un tema che richiama la sicurezza energetica già emersa con il gas, con una differenza sostanziale: questa volta il fattore decisivo non sarà solo la disponibilità di risorse, ma la capacità di costruire un sistema integrato.


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