Sicilia

«Ho fame di giustizia»: il messaggio di Leone XIV durante il pranzo con i più bisognosi

Un giorno di festa nei giardini di Castel Gandolfo. Il Papa ha invitato a pranzo duecento persone vulnerabili, tra rifugiati, disoccupati, famiglie in difficoltà per le ragioni più diverse. Prima del pranzo rivolge a tutti un saluto che è anche un appello alle istituzioni a fare di più per coloro che hanno bisogno: «Sono venuto senza discorso, però con molta fame: fame di giustizia, fame di autentica carità, fame per una Chiesa che veramente sappia aprire le porte, accogliere, ricevere tutti, dove c’è amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione, il perdono, la pace», ha detto auspicando che «si possano eliminare le cause della povertà e dell’ingiustizia che ancora esistono nel nostro mondo».

Leone passa tra i tavoli ombreggiati dagli alberi giganteschi della tenuta vaticana. Saluta con tenerezza i bambini, si ferma ad ascoltare i problemi di una quotidianità faticosa, perché non ci sono abbastanza soldi per una casa, perché si è fuggiti da un paese in guerra o semplicemente perché si è perso il lavoro di una vita. Sono tutti assistiti dagli enti caritativi della diocesi di Roma, tra i quali Caritas, Centro Astalli, Acli.

Al tavolo con il Papa, nel Borgo Laudato sì di Castel Gandolfo, uno dei luoghi più belli d’Italia, sono seduti Irene dalla Repubblica Demoratica del Congo, rifugiata, con i suoi due bambini di 7 e 5 anni. Allo stesso tavolo Isabel che viene dal Perù, anche lei rifugiata, studia all’università ed è assistita dal Centro Astalli. Poi Conde, arrivata in Italia dalla Sierra Leone, che ha seguito, al Borgo Laudato sì, il corso di formazione e lavoro di pasticceria. Infine alla tavola con Leone ci sono anche due uomini: uno arriva dall’Ucraina, l’altro è italiano, ed entrambi sono stati accolti da parrocchie romane. Gli altri commensali sono seduti in un paio di tavolate lunghe decine di metri.


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