Greta Thunberg si incolla davanti alla Rheinmetall: blitz a Berlino contro le armi per il Medio Oriente
Greta Thunberg prosegue con l’innamoramento verso la causa palestinese. Abbandonata la causa ambientale, sulla quale il suo silenzio pesa e dimostra che, in fondo, è sempre (o quasi) questione di mode, che vanno e che vengono. Questa mattina l’attivista era parte di un gruppo di una 40ina di attivisti che si sono presentati davanti agli uffici della Rheinmetall a Berlino, in Pariser Platz, per protestare contro l’invio di armi in Medioriente.
A protestare è stato il gruppo “Pacefully against Genocide” e l’azione è iniziata questa mattina intorno alle 8: la stessa Thunberg ha pubblicato un video nel suo profilo Instagram in cui si mostra insieme agli altri 8 attivisti. “Abbiamo il dovere di porre fine alla nostra complicità nel genocidio e nelle massacre di massa. E questo è ciò che stiamo facendo oggi”, ha detto Thunberg durante la manifestazione. “Oggi abbiamo bloccato l’ufficio Rheinmetall a Berlino. Rheinmetall sta attualmente iniziando la produzione di munizioni a Berlino. Armi che permettono il genocidio in Palestina e in Libano vengono prodotte proprio qui. Abbiamo il dovere di resistere insieme”, è il messaggio dell’associazione alla quale si è unita la svedese, che in calce ha perfino una richiesta di donazione.
Gli attivisti, inclusa Thunberg, per protestare si sono incollati al pavimento davanti alla sede di Rheinmetall. Si tratta della seconda manifestazione in pochi giorni, perché una simile è stata organizzata anche l’11 luglio 2026, quando circa 1800 persone, tra le quali Thunberg, si sono unite al corteo dimostrativo contro Rheinmetall. Ma pare che l’azione di protesta contro l’azienda tedesca, che produce munizionamenti, non si fermerà con questa manifestazione. Dopo essere stati tutti identificati hanno ricevuto un ordine di espulsione.
“Negli ultimi anni abbiamo dovuto assistere a sviluppi che hanno spalancato le porte a questo genere di azioni di guerriglia, perché, ad esempio, i reati degli eco-attivisti dell’ultima generazione sono stati classificati come legittimi da una parte della politica. Di fatto, siamo ancora impegnati nell’elaborazione dei reati di allora”, ha dichiarato il presidente statale della GdP Stephan Weh.
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