Puglia

Fumo dalla Buzzi, OAP Bat: “Cosa è accaduto?Risposte subito”

Sembrava una tranquilla serata di settembre. Poi, improvvisamente, ieri sera, intorno alle 21, una quantità di fumo chiaramente visibile si è levata dalla struttura industriale della Buzzi, nel cuore di una città che da troppo tempo convive, letteralmente, con grandi insediamenti industriali a pochi passi dalle abitazioni, da scuole, asili nido, attività commerciali e persino studi medici e farmacie.

Le immagini parlano da sole su un punto: il fumo c’era ed era visibile dall’esterno. Non sappiamo cosa sia accaduto. Non sappiamo quale fosse l’origine del fenomeno, quale materiale o processo lo abbia determinato, quanto sia durato e, soprattutto, quale fosse la natura di ciò che è stato disperso nell’aria. Dalle immagini in nostro possesso non sembrano emergere situazioni di concitazione o evidenti operazioni di emergenza: si intravedono persone apparentemente tranquille nei pressi degli impianti. Ma anche questo è soltanto ciò che appare dalle immagini e non consente di formulare conclusioni tecniche.

Ed è precisamente per questo che occorre una risposta. CHE COSA È SUCCESSO? Una domanda semplicissima. E i cittadini hanno diritto a una risposta altrettanto semplice, documentata e possibilmente rapida. Non tra settimane. Non dopo che la questione sarà scomparsa dai social. Adesso. Perché stiamo parlando di un impianto industriale inserito nel tessuto urbano e, soprattutto, di una realtà sulla quale è già intervenuto il Sindaco con un provvedimento di sospensione relativo al camino. In un contesto del genere, qualsiasi episodio anomalo visibile dall’esterno merita un livello di attenzione superiore, non inferiore.

Non significa accusare qualcuno di avere inquinato. Non significa sostenere che vi sia stato un incendio. Non significa anticipare conclusioni che spettano agli organi tecnici (Speriamo!) Significa pretendere ciò che dovrebbe essere assolutamente normale: sapere che cosa è accaduto, da dove provenisse quel fumo e se l’episodio abbia avuto conseguenze sulle emissioni e sulla qualità dell’aria.

E C’È UNA QUESTIONE POLITICA CHE NON PUÒ PIÙ ESSERE RINVIATA

Barletta ha bisogno urgentemente di un Assessore all’Ambiente competente, autorevole e soprattutto libero. Libero di studiare gli atti. Libero di pretendere dati. Libero di interloquire con ARPA, Provincia, Regione e aziende senza timori reverenziali. Libero di fare domande scomode quando sono necessarie. Perché l’ambiente non può essere una delega accessoria da sistemare nell’equilibrio di una Giunta. In una città nella quale industria pesante e abitazioni convivono praticamente porta a porta, l’ambiente dovrebbe essere una delle deleghe politicamente e tecnicamente più importanti. Episodi come quello di questa sera rendono quella scelta non più rinviabile.

IL PROBLEMA, PERÒ, È ANCORA PIÙ GRANDE

C’è una domanda che Barletta prima o poi dovrà avere il coraggio di affrontare senza slogan e senza ipocrisie: è ancora sostenibile la convivenza tra industrie di queste dimensioni e un tessuto urbano che negli anni è arrivato praticamente ai loro cancelli? La questione non è essere contro l’industria. E invito a tutti a leggere il decreto della Corte di Appello di Milano sull’ilva e sul diritto alla salute dei cittadini. E non è nemmeno contrapporre semplicisticamente lavoro e ambiente, come se nel 2026 fossimo ancora costretti a scegliere tra respirare e lavorare.

La questione è stabilire quale modello industriale possa essere compatibile con una città densamente abitata e quali garanzie, controlli e trasformazioni siano ormai indispensabili. Perché quando un grande stabilimento industriale (meglio, più stabilimenti industriali) diventa parte dello skyline quotidiano delle case, il problema non è più soltanto industriale. È urbanistico, sanitario, ambientale e politico. Non formuliamo accuse. Formuliamo domande. Ma sono domande alle quali qualcuno deve rispondere.

Che cosa è successo nello stabilimento? Da dove proveniva quel fumo? Quanto è durato il fenomeno? Quale ne è stata la causa? Sono state provocate emissioni in atmosfera? Sono stati informati gli enti di controllo? Sono state effettuate o saranno effettuate verifiche? Perché una città può anche abituarsi a vedere una fabbrica dalla finestra. Non deve mai abituarsi a vedere del fumo e pensare che sia normale. E soprattutto non deve essere costretta a scoprirne l’origine guardando il cielo. Da parte nostra continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con attenzione, dedizione, presenza sul territorio.

Avv. MicheleAlfredo Chiariello Vice Presidente Oap


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