Umbria

Fotovoltaico galleggiante al Trasimeno, per Legambiente è uno “spunto serio per ridurre la perdita d’acqua”


Il fotovoltaico galleggiante sul lago Trasimeno può essere uno “Spunto serio per ridurre la perdita d’acqua e le emissioni che aggravano la crisi”. Questa l’idea di Legambiente Umbria rispetto a una possibile soluzione per abbattere l’evaporazione del bacino idrico umbro. 

La proposta di una futura installazione, presentata come un’idea plausibile dall’assessore regionale De Luca, ha però suscitato scetticismo, in particolare il consigliere regionale Nilo Arcudi l’ha definita una “follia” annunciando un’imminente interrogazione in consiglio regionale.

Sulla questione è intervenuta anche Legambiente Umbria, per conto del presidente Maurizio Zara. “Va detto con chiarezza che questa proposta non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così. Ha però il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico” ha commentato Zara.

In particolare, il presidente di Legambiente Umbria afferma che: “Bollarla come ‘follia’ significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe di essere approfondita”.

Un torpore che stride con i dati presentati lo scorso luglio, alla sesta tappa umbra della Goletta dei Laghi: il primo Bilancio Idrico Regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra in Umbria circa 2 millimetri di pioggia in meno ogni anno, con il Trasimeno tra le aree a maggiore riduzione di disponibilità idrica – un quadro coerente con il report “Laghi sotto pressione”, che nel 2025 rilevava un abbassamento di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale di 0,79°C oltre la media 1995-2020.

Il fotovoltaico galleggiante

Sul piano tecnico, gli studi disponibili indicano che una copertura di pannelli flottanti, anche limitata a poche unità percentuali della superficie di uno specchio d’acqua, può ridurre l’evaporazione fino al 30% nell’area coperta, generando al contempo energia rinnovabile senza consumo di suolo. Come ricorda Roggiolani, ogni metro quadro di fotovoltaico installato corrisponde a circa 2,6 metri cubi d’acqua non evaporata e a circa 50 chilogrammi di CO2 evitati: benefici idrici, climatici ed economici che nessuna discussione seria può ignorare a priori. Proprio perché la tecnologia è seria, va trattata con altrettanta serietà: il Trasimeno è area naturale protetta, sito Ramsar e zona Natura 2000 (SIC/ZPS), e qualunque ipotesi di impianto galleggiante andrebbe ovviamente sottoposta ad analisi e valutazione di impatto ambientale su acqua, fauna e avifauna, con un confronto pubblico e trasparente con comunità locali, pescatori, operatori turistici ed enti del Parco.

Legambiente Umbria, in una nota, sottolinea che: “Proprio perché non si pretende che sia la soluzione definitiva, il fotovoltaico galleggiante va collocato accanto alle misure strutturali che il bacino richiede, non al loro posto: la crisi del Trasimeno è anche una crisi economica, cali di presenze nelle strutture museali fino al 34%, difficoltà di navigazione e di accesso alle darsene, che non si risolve né rimuovendo per ideologia ogni ipotesi tecnologica, né annunciando un progetto isolato senza una cornice di piano”.

“Al Trasimeno serve meno propaganda e più scienza sia quando si evoca la ‘follia’ di una tecnologia ancora da valutare, senza prima aver fatto i conti con l’acqua che manca, sia quando si ipotizzano interventi che non tengono conto del contesto ambientale e climatico nel quale ormai ci troviamo” conclude Zara.


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