Finn Wolfhard – Fire From The Hip
Continua la carriera musicale di Finn Wolfhard che dopo le prime esperienze con Calpurnia e The Aubreys ha realizzato l’anno scorso il buon esordio solista “Happy Birthday” prodotto da Kai Slater (Sharp Pins, Lifeguard). “Fire From The Hip” invece è prodotto dal solo Wolfhard, undici brani che raccontano le insicurezze di un ventenne non certo come gli altri ma più simile ai suoi coetanei di quanto non sembri.

Ottimismo e malinconia, solitudine e delusioni sentimentali sono i temi portanti di questo disco che conferma i gusti variegati di Wolfhard. Indie rock diretto e genuino quello di “I’ll Let You Finish” e “Common Side Effects” con un pizzico di ironia (il riferimento a George Clooney) melodie ben arrangiate (“Follow”, “Tunnels”, “Crater”) un po’ di sano folk, blues, Americana in “Lights Go Down” e “Trail”.
Una band notevole quella che accompagna Finn, con Grant Prettyman, Hudson McNeese, Louis Nicely, Ramsey Bell al basso, Josh Resing alla batteria e Rand Kelly a chitarra elettrica piano e mandolino, Grace “Gep “Repasky dei Lunar Vacation al backing vocals, Will Miller dei Whitney ai fiati, Ella Webster a archi e violino.
La psichedelia di “Oscilloscope”, brani come “Nice To Meet You Again” con Caiden Lake James, Clay Frankel e Colin Croom dei Twin Peaks sono il lato più sbarazzino di Wolfhard mentre “Good Morning” e “The Climb (Not That One)” rappresentano la parte più matura del giovane Finn che continua a esplorare la sua passione per i Beatles in “Maggie” in un album che s’ispira a Rolling Stones, Pixies, Mac DeMarco, Pavement. Il corso di laurea in indie rock continua con divertenti risultati.
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