Alan Rickman è il villain che ruba la scena a Kevin Costner, in questo film da riscoprire su Prime Video
Ci sono film che, nonostante il passare degli anni, continuano a occupare uno spazio speciale nell’immaginario collettivo. Robin Hood- Principe dei ladri è uno di questi. Uscito nel 1991 (e disponibile su Prime Video), lo stesso anno in cui Kevin Costner trionfava agli Oscar con Balla coi lupi, questo adattamento della leggenda di Robin di Locksley divise la critica ma conquistò il pubblico in modo travolgente. Con un incasso mondiale di 390,5 milioni di dollari e un punteggio audience su Rotten Tomatoes del 72 percento, contro un tiepido 51 percento della critica, il film dimostrò una cosa semplice ma fondamentale: ciò che conta davvero è l’impatto sugli spettatori.
La trama riprende gli elementi classici della leggenda ma li contamina con sensibilità moderne. Robin di Locksley torna in Inghilterra dopo essere stato imprigionato durante la Terza Crociata, dove aveva combattuto al fianco di Re Riccardo Cuor di Leone. Non torna solo: con lui c’è Azeem, un guerriero moresco interpretato da Morgan Freeman, che aggiunge al film una dimensione di fratellanza interculturale rara per l’epoca. Quello che Robin trova al suo ritorno è un paese corrotto, dove suo padre è stato giustiziato come parte di un complotto orchestrato dallo Sceriffo di Nottingham, intenzionato a usurpare il trono in assenza del re legittimo.
È qui che il film prende quota, trasformandosi da semplice racconto d’avventura in un affresco più ampio su giustizia, lealtà e resistenza. Robin forma la sua banda di fuorilegge reclutando personaggi iconici come Little John, Will Scarlet interpretato da un giovane Christian Slater e Frate Tuck. Insieme, questi ribelli dei boschi di Sherwood danno vita a una guerriglia contro il tiranno, rubando ai ricchi per aiutare i poveri. Nel mezzo di questa lotta, Robin si innamora di Lady Marian, interpretata da Mary Elizabeth Mastrantonio, sorella del suo defunto amico Peter e donna di straordinario coraggio.
Se Costner porta sullo schermo un Robin Hood virile, determinato e profondamente umano, è Alan Rickman a rubare letteralmente ogni scena in cui appare. Il suo Sceriffo di Nottingham è una meraviglia di cattiveria sofisticata, sarcastica, teatrale. Rickman, con quella voce vellutata capace di trasformare qualsiasi battuta in poesia nera, vinse un BAFTA per questa interpretazione e ancora oggi molti critici concordano nel dire che salvò il film dai suoi difetti. La sua presenza magnetica creava un contrappeso perfetto al tono più lineare di Costner, generando una tensione drammatica che teneva incollati allo schermo.
Dal punto di vista culturale, il film intercettò perfettamente lo spirito del suo tempo. Era un’epoca in cui Hollywood produceva ancora grandi avventure popolari senza l’ossessione per i franchise e i cinematic universe. Oggi Kevin Costner vive una fase complessa della sua carriera. L’uscita burrascosa da Yellowstone, la serie western che lo ha riportato sotto i riflettori televisivi dopo anni, ha fatto molto discutere. I dissapori con il creatore Taylor Sheridan sono diventati di dominio pubblico, e il suo ambizioso progetto cinematografico Horizon, una saga western in più parti che sta finanziando personalmente, ha incontrato difficoltà sia di critica che di pubblico. Eppure Costner non si ferma.
Il suo prossimo progetto, The Gray House, segna un ritorno interessante. Si tratta di una serie limitata ambientata durante la Guerra Civile americana. Costner ne è il produttore insieme a Morgan Freeman, il che suggella una riunione con il suo compagno di avventure di Robin Hood dopo oltre trent’anni. Questa collaborazione tra Costner e Freeman dimostra come certi legami professionali e artistici sopravvivano al tempo. Entrambi hanno costruito carriere straordinarie, passando da un genere all’altro con disinvoltura, ma quel Robin Hood rimane un punto di riferimento comune, un’avventura condivisa che ha segnato un’epoca del cinema.
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