Lazio

26 immobili, auto di lusso e una villa abusiva a Rocca Cencia

Ventisei appartamenti, un parco auto degno di un autosalone di lusso, quote societarie e persino una villa con piscina edificata abusivamente su un terreno agricolo.

È il tesoro da 9 milioni di euro sottratto dai militari della Guardia di Finanza del Comando Regionale del Lazio a tre persone, finite al centro di una monumentale indagine su una presunta frode legata ai bonus per l’edilizia.

Il decreto di sequestro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, ha colpito un patrimonio enorme, ritenuto dagli inquirenti il frutto del riciclaggio di finti crediti d’imposta accumulati truffando lo Stato.

Il “fantasma” della sproporzione patrimoniale

L’intera architettura investigativa è nata dagli accertamenti patrimoniali sul principale indagato, un soggetto già noto alla giustizia e considerato “socialmente pericoloso”.

A far sobbalzare i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Viterbo e i colleghi del Gruppo di Frascati è stata la spaventosa sproporzione tra i redditi ufficiali dichiarati al fisco — quasi nulli — e lo stile di vita da nababbo condotto dall’uomo e dai suoi familiari nel VI Municipio della Capitale.

Seguendo il flusso del denaro, le Fiamme Gialle hanno scoperto che il gruppo aveva messo in piedi un sistema per generare crediti d’imposta totalmente inesistenti, sfruttando le maglie larghe delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie.

Il meccanismo della frode: cantieri fantasma e identità rubate

Il modus operandi della banda era collaudato e prevedeva passaggi precisi:

Le cartiere immobiliari: Il gruppo utilizzava una società con sede nella Tuscia e altre imprese collegate, tutte rigorosamente prive di dipendenti, uffici o macchinari idonei a effettuare qualsiasi tipo di cantiere.

Il furto dei dati: Venivano inviate comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate per lavori mai eseguiti, intestati a cittadini residenti in varie province italiane. Le vittime erano del tutto ignare del raggiro e non avevano mai richiesto interventi sulle proprie case.

La monetizzazione estera: Una volta ottenuti i crediti fittizi, la banda li trasformava in denaro contante. Parte dei soldi veniva ripianata all’estero, su conti correnti aperti in Romania, mentre il resto veniva reinvestito sul territorio.

Per blindare la ricchezza dall’arrivo delle forze dell’ordine, il capo dell’organizzazione aveva creato una fitta rete di prestanome a cui erano formalmente intestati immobili e berline di grossa cilindrata, rimasti però nella sua totale disponibilità.

Il blitz e la scoperta della villa a Rocca Cencia

Durante le perquisizioni scattate nella periferia est di Roma e in provincia, i finanzieri hanno apposto i sigilli a 17 autovetture di pregio e a diversi conti correnti e cassette di sicurezza.

La sorpresa più grande è arrivata nel quartiere di Rocca Cencia, dove gli investigatori hanno individuato una sontuosa villa unifamiliare dotata di ogni comfort. Da un controllo incrociato con l’ufficio tecnico del Comune, l’immobile è risultato edificato in totale violazione dei vincoli urbanistici su un’area classificata come destinazione agricola.

Anche la dimora è finita nel decreto di sequestro, mentre l’inchiesta prosegue per individuare i canali bancari utilizzati per far rientrare i capitali dalla Romania.

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