finisce in ospedale ad Ostuni
OSIMO Paura al viaggio d’istruzione del Corridoni-Campana in Puglia. La comitiva in viaggio a Ostuni, nella notte tra martedì e mercoledì, ha vissuto attimi di terrore quando una 15enne è finita in coma etilico nella propria camera d’albergo dopo aver bevuto un cocktail a base di vodka. La studentessa del secondo anno per eludere i controlli ha usato come stratagemma quello di travasare l’alcol in una borraccia anonima per non destare sospetti.
Insieme ai compagni cercava una serata diversa, complice anche il clima di festa che poteva però prendere una piega più preoccupante. La giovane stordita dal cocktail è stata poi ricoverata in ospedale, una volta che ha perso i sensi, con i soccorsi intervenuti chiamati dai professori: uno dei docenti è stato vicino alla giovane nella notte in ospedale, rassicurandola una volta che si è ripresa, con i genitori che sono partiti per poi riportarla a casa la mattina dopo.
Le criticità
L’istituto, che il prossimo anno scolastico registra ben 18 prime e 88 classi complessive, presenta da un po’ di tempo alcune problematiche. «Da tempo la comunità scolastica sollecita al dirigente la necessità di regolamentare i viaggi di istruzione – rimarcano alcuni genitori – in primis scegliendo i docenti accompagnatori delle proprie classi e non i soliti docenti per compiacimento, simpatia e “premio” del dirigente con il conseguente danno alla qualità dell’istruzione.
Le vicende sollevano un interrogativo più ampio: le decisioni prese dalla preside hanno risposto a criteri didattici e normativi o alla necessità di aumentare i numeri delle iscrizioni e delle promozioni?».
La dirigente scolastica Milena Brandoni chiarisce: «iI viaggi di istruzione sono un pilastro della nostra scuola e diamo ai ragazzi tantissime opportunità, come l’Erasmus + e altri progetti europei, ma anche solo uscite didattiche quotidiane. È un modo per educarli e farli crescere non solo sotto l’aspetto didattico, ma a 360 gradi. La famiglia della ragazza ha chiamato anche questa stamattina (ieri, ndr) e si è scusata per l’accaduto: i genitori hanno capito che la figlia ha fatto un errore e hanno detto che è giusto che paghi. Però anche gli altri ragazzi devono capire che hanno sbagliato, quindi i docenti accompagnatori hanno messo delle note disciplinari individuali per far capire ad ognuno di loro la propria responsabilità».
Prosegue la Brandoni: «I docenti che accompagnano in viaggio di istruzione i ragazzi lo fanno in maniera volontaria. Nel rispetto nella legge, un docente ogni 15 studenti, mandiamo anche docenti di altre classi perché non è sempre possibile trovare docenti disponibili della stessa classe. Vanno comunque sempre insegnanti competenti che sanno come gestire le situazioni. Poi se i genitori non vogliono mandare i figli in viaggio d’istruzione, i ragazzi possono venire a scuola per frequentare le lezioni. La soluzione non è quella di chi dice di non fare più viaggi d’istruzione: queste situazioni non dovrebbero succedere, ma non siamo nemmeno una forza di polizia».




