tre indagati, uno è di Ascoli
ASCOLI Un sessantatreenne della Vallata del Tronto è finito al centro di una delicata inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, insieme ad altre due persone: un 60enne residente nel Pesarese e un 59enne della provincia di Pescara. L’indagine ruota attorno a gravi ipotesi di reato legate alla diffusione e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo quanto emerge dagli atti, l’ascolano sarebbe ritenuto responsabile, nell’ambito di questa sua presunta attività illecita, di aver immesso in rete centinaia di file dal contenuto sessualmente espliciti.
Le condivisioni
In particolare, l’attenzione degli investigatori si sarebbe concentra sull’elevato numero di contenuti condivisi attraverso piattaforme solitamente utilizzate per scambiarsi materiale audiovisivo: sarebbero almeno 484 i file diffusi dall’ascolano, un dato che rappresenta uno degli elementi più rilevanti del fascicolo e che aggrava il quadro accusatorio nei suoi confronti.
Per quanto riguarda gli altri due indagati, il sessantenne avrebbe diffuso complessivamente 701 file, mentre il cinquantanovenne ne avrebbe immessi in rete oltre 3mila. Numeri che, secondo l’accusa, farebbero delineare un’attività strutturata e continuativa di condivisione di materiale illecito attraverso i principali canali digitali. Le attività investigative si sono concentrate su connessioni internet, dispositivi informatici e traffico dati, ricostruendo un presunto sistema di scambio su larga scala.
Le perquisizioni
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati diversi dispositivi elettronici e supporti di archiviazione, ora al vaglio degli inquirenti per accertamenti tecnici non ripetibili. L’inchiesta è ora in una fase cruciale: gli accertamenti tecnici serviranno a consolidare il quadro probatorio prima di eventuali ulteriori sviluppi giudiziari. Il sessantatreenne ascolano, accompagnato dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Umberto Gramenzi, comparirà a fine maggio davanti al gip della Direzione distrettuale di Ancona, a cui il fascicolo è stato trasferito per competenza.
Un passaggio che potrebbe segnare un punto di svolta nell’indagine e chiarire le posizioni degli indagati, mentre prosegue il lavoro degli investigatori per delineare i contorni ed eventuali responsabilità di una vicenda assai delicata.




