Marche

«Sul Premio Libri a 180° serve trasparenza, non accentramento» la critica di Progetto Democratico

LA DENUNCIA di Progetto Democratico «sull’atteggiamento di chiusura mostrato dalla  maggioranza, culminato nel rifiuto dell’emendamento sui requisiti del comitato scientifico, descrive  un clima politico poco incline al confronto»

Mirco Romanelli, di Progetto Democratico

«Sul Premio Libri a 180° serve trasparenza, non accentramento». E’ quanto sostengono dal gruppo consiliare Progetto Democratico.  

«Quanto accade a Sant’Elpidio a Mare è lo specchio di una deriva culturale nazionale. In merito al primo punto discusso nell’ultimo Consiglio Comunale del 29 aprile, relativo  all’approvazione del nuovo regolamento del concorso “Premio Libri a 180°”, il gruppo consiliare Progetto Democratico ha individuato alcune criticità che non hanno trovato rassicurazione nel corso  del dibattito consiliare.  In particolare – si legge nella nota del gruppo consiliare di opposizione – è stata ritenuta problematica la nuova scelta di attribuire alla Giunta la nomina del  comitato scientifico, concentrando di fatto il potere di nomina in capo all’organo esecutivo, a  differenza di quanto è stato fatto fino ad oggi da soggetti, evidentemente, non ritenuti all’altezza come i dipendenti dell’ufficio cultura, della biblioteca comunale e dagli organizzatori del concorso.  A ciò si aggiunge l’assenza di criteri e parametri chiari, precisi e pubblici sulle caratteristiche che i  potenziali nominabili dovrebbero possedere, così come la mancanza di modalità definite attraverso  cui tali figure dovrebbero essere selezionate. Questa impostazione apre inevitabilmente dubbi e  perplessità sul piano della trasparenza e dell’imparzialità, senza offrire alcuna garanzia che il livello  qualitativo del festival possa effettivamente migliorare. Il nuovo regolamento del premio letterario Libri a 180°, approvato dalla maggioranza nell’ultimo  Consiglio comunale di Sant’Elpidio a Mare, non è un semplice aggiustamento tecnico.  Per il Gruppo Consiliare Progetto Democratico, non si tratta di un episodio isolato né di una disputa  locale: è il riflesso di un metodo, di un modello di gestione culturale che – continuano dalla minoranza – accentra il potere politico e  riduce la trasparenza, in linea con dinamiche già osservate a livello nazionale».

«La decisione di affidare direttamente alla Giunta la nomina del comitato scientifico concentra infatti il potere decisionale nelle mani dell’organo politico, senza definire criteri pubblici per la selezione  degli esperti.  La proposta di emendamento presentata dal Gruppo Progetto Democratico, che mirava proprio a  introdurre elementi minimi di chiarezza, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza e qualità delle nomine, è stata ritirata a causa della pressione esercitata dalla maggioranza, che non ha lasciato  alcuno spazio ad aperture o confronto nel merito.  Restano quindi senza risposta domande fondamentali: quali competenze e quali requisiti devono possedere i membri del comitato scientifico?  Quali incompatibilità devono rispettare?  Quali procedure devono seguire?  Senza risposte chiare – osserva Progetto Democratico – non si rafforza il prestigio del premio.   Per queste ragioni, e alla luce delle criticità evidenziate, il Gruppo Progetto Democratico ha espresso  voto contrario al provvedimento. La vicenda locale ricalca dinamiche già emerse su scala nazionale.  L’obiettivo dichiarato, sia a Roma sia a Sant’Elpidio a Mare, è quello di rinnovare o rilanciare  manifestazioni culturali. Il risultato, però, sembra essere un progressivo restringimento degli spazi di  autonomia del pensiero. Il punto di contatto più evidente tra la vicenda locale e quella nazionale resta l’indisponibilità al dialogo. La denuncia di Progetto Democratico sull’atteggiamento di chiusura mostrato dalla  maggioranza, culminato nel rifiuto dell’emendamento sui requisiti del comitato scientifico, descrive  un clima politico poco incline al confronto. Se l’egemonia culturale si trasforma in semplice esercizio di potere amministrativo, a farne le spese è  la qualità dell’offerta culturale».

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