Genitori in azione, la scuola si rifà il look: un’operazione di comunità che parte dal basso e coinvolge quartiere, istituzioni e famiglie

Non solo riunioni e colloqui. In molte scuole, i genitori stanno scoprendo un nuovo ruolo: quello di imbianchini, giardinieri, piccoli manutentori. Un fenomeno che va ben oltre la classica colletta per i regali di fine anno e che racconta un cambio di passo nel rapporto tra famiglie e istituzioni scolastiche.
La cronaca locale de Il Gazzettino porta alla ribalta il caso di una scuola primaria a Padova, dove un gruppo di papà ha imbracciato pennelli e rulli per ridare colore a corridoi ormai ingrigiti. Ma la storia, per quanto significativa, è solo una delle tante tessere di un mosaico nazionale.
A Padova, l’iniziativa è partita due anni fa dalla richiesta di un rappresentante di classe, poi raccolta dall’associazione del quartiere e sostenuta economicamente con una colletta tra famiglie e un contributo della Consulta, per un totale di 600 euro. Il vero ostacolo, raccontano i protagonisti, è stato superare il nodo assicurativo: la dirigente scolastica ha risolto la questione aderendo a un progetto comunale che copre i volontari anche all’interno dell’edificio. “È molto bello da parte dei genitori darsi da fare per la scuola”, ha commentato la preside, che ha curato la parte dei protocolli di sicurezza. “Restituiranno ai bambini una scuola più bella e luminosa”. I lavori, portati avanti da volontari non del mestiere, proseguono a ritmo serrato, spinti da un senso di appartenenza che va oltre le aule.
Se il caso di Padova ha avuto una certa risonanza, non è però isolato. A Torino, ad esempio, un gruppo di genitori di una scuola primaria ha trasformato un vecchio deposito in un laboratorio di scienze, ripulendo stanze dimenticate e recuperando materiali abbandonati. L’impresa è costata poco più di duecento euro, spesi per vernici e piccoli attrezzi, ma ha richiesto settimane di lavoro serale e un coordinamento che molti definiscono “da cantiere”. A Firenze, invece, mamme e papà di un istituto scolastico si sono messi all’opera per ripulire e ripiantare il giardino della scuola, realizzando orti didattici e panchine con legno di recupero. L’iniziativa è nata dopo che il Comune aveva rinviato a data da destinarsi un intervento di manutenzione straordinaria.
Cosa spinge decine di genitori a dedicare tempo ed energie a mansioni che, in un’altra epoca, sarebbero state appannaggio degli uffici tecnici comunali? La risposta non è solo economica. Certo, i fondi scarseggiano e le priorità delle amministrazioni sono spesso altrove. Ma chi partecipa a tali cantieri informali racconta anche di un bisogno più profondo: quello di ricostruire un legame diretto con gli spazi che i propri figli frequentano ogni giorno, di trasformare la scuola da luogo istituzionale a bene comune. L’operazione assume così i contorni di un’azione collettiva che produce coesione, quasi un’architettura sociale fatta di pennellate e piantine.
Non mancano, naturalmente, le criticità. La burocrazia resta un campo minato: assicurazioni, permessi, responsabilità. E non tutte le dirigenze scolastiche sono altrettanto disponibili a facilitare il percorso. Ma l’entusiasmo con cui queste iniziative vengono accolte dai bambini e dagli stessi insegnanti suggerisce che il fenomeno è destinato a crescere. Segno che la scuola, oggi più che mai, si costruisce anche così: con le mani e con la testa, ma anche con il cuore.
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