Fine vita, a Bari in pochi conoscono il testamento biologico
Ha staccato le apparecchiature sanitarie che tenevano in vita la madre, gravemente malata, rischiando di farla morire. È avvenuto a Bari poche settimane fa a Bari, in un’abitazione in periferia. L’uomo, un 47enne, è stato arrestato dai carabinieri e dovrà rispondere di tentato omicidio. La donna, allettata da tempo a causa di una malattia oncologica, è stata salvata da un’infermiera del servizio di assistenza domiciliare: una volta giunta a casa della paziente si è infatti accorta che tubi e sondini erano stati scollegati. La corsa all’ospedale Di Venere ha avuto esito positivo: l’anziana è riuscita a salvarsi ed è al momento ricoverata. L’uomo avrebbe detto al personale del 118 di preferire rimettersi alla volontà di Dio: adesso è agli arresti domiciliari.
Un episodio di cronaca che apre, seppur in maniera indiretta, il dibattito sul tema dell’eutanasia: in Italia l’intervento diretto per causare la morte è illegale mentre la legge 219 del 2017 consente il rifiuto dei trattamenti e la sospensione delle cure. I cittadini, per esprimere la propria volontà, possono utilizzare le disposizioni anticipate di trattamento. Sono 76 i testamenti biologici depositati all’ufficio anagrafe del comune di Bari nel 2025, in leggero aumento rispetto al 2024 ma lontanissimi dalla media nazionale pari a un testamento ogni 189 abitanti. Dati che risentono della mancata informazione sul tema del fine vita ma sono da imputare anche ad una scelta di carattere religioso e culturale. Le Disposizioni anticipate permettono infatti di indicare una persona di fiducia che faccia le veci del disponente nelle relazioni con il medico, manifestando così la volontà del paziente. È possibile depositare il proprio testamento biologico prenotando un appuntamento presso l’Ufficio di Stato Civile Centrale della Ripartizione Servizi Demografici in Corso Vittorio Veneto 4, a Bari.


