Marche

Festa del Duca, affare di Urbino città. «Gambini teatrale, ci ripenserà come con le dimissioni»


URBINO Sulla decisione del sindaco Maurizio Gambini di sospendere la “Festa del Duca” organizzata dall’associazione “Ars Urbino Ducale” hanno parlato tutti, in molti. Dalla politica alla gente comune; dai commercianti agli organizzatori. Ieri sera, intanto, il sindaco Gambini ha incontrato i commercianti del centro storico proprio per parlare dell’evento. Intanto l’Ars Urbino Ducale potrebbe scegliere di portare la festa e soprattutto l’Aita in un’altra città. Ovviamente vicina a Urbino. 

Le voci della piazza

C’è anche chi è pronto a scommettere che si ripeterà ciò che è avvenuto oltre un anno fa: «Come con le dimissioni del sindaco poi rientrate, come fosse una pièce teatrale, anche questa vicenda, dopo tanto sconquasso, rientrerà dalla stessa porta da dove sono usciti i lazzi, i fulmini e le saette del nostro primo cittadino – dicono da piazza della Repubblica –. Fino a che ci sarà lui la festa la organizzerà il Comune, quindi la città? Ma è consapevole che non troverà che uno straccio di volontari? È consapevole che sbatterà il muso su tutte le mura di Urbino, compresi i Torricini? Lui, secondo me, ne è cosciente: attende solo che l’Ars abbassi la cresta e si prostrino ai suoi piedi. Troveranno un accordo. Vedrete». Al di là di cosa possa accadere hanno fatto colpo le parole di Nicola Fraternali sulla sua pagina Facebook: «Prima di giocare l’Aita, per anni ho suonato il rullante con i Tamburi Ducali dell’Ars, questa famiglia immensa, perché non è una semplice associazione, è un esercito gentile composto da chi, per spirito di portare qualcosa alla e dalla nostra città, si mette in gioco e mette tutto sé stesso per un obiettivo più grande». Siamo persone «perché di questo si tratta, persone che non hanno alcun tipo di guadagno dalla festa, se non il sorriso di bambini, adulti e anziani, che guardano meravigliati ciò che ogni anno creiamo», insiste. «Ci spacchiamo la faccia nella sabbia, ci rompiamo costole e ossa per prendere una bandiera, ma sempre nel massimo rispetto della rievocazione e degli avversari. Camminiamo per chilometri in lungo e in largo con vestiti pesanti, stivali e scarpe scomode. Portiamo tamburi pesanti che ci tagliano spalle e fianchi, e suoniamo con bacchette che ti fanno venire calli alle mani al solo guardarle. Ci confrontiamo, litighiamo tra “reparti” perché vogliamo che la festa sia ogni anno più bella». Poi alla fine.

Il senso dell’evento

«La festa arriva, portando gioia, importanza storica e unione – conclude Nicola –. Direttivo, figuranti, musici e aitanti, siamo tutti la stessa famiglia. Non ci disuniremo mai».

Dedicato a coloro che hanno votato contro l’ordine del giorno in Consiglio Comunale: «Chi voleva andarsene l’ha fatto, ha votato, ha commentato – prosegue Nicola Fraternali sui social –. Non siete parte di noi, non lo sarete mai più. Noi siamo l’Ars, voi siete solo degli sciacalli». Applausi e consensi. Molti consensi. Anche Gambini sicuramente rifletterà sull’intestazione di quei marchi. Sono come il due di coppe, visto che scadono proprio al 31 dicembre di quest’anno.




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