“Ferrari Team immenso, ma il mio futuro è Mercedes”

Un bagno di folla ha accolto Andrea Kimi Antonelli a Brisighella in occasione del 33esimo Trofeo Bandini. Il giovane pilota, attuale leader del mondiale di Formula 1, è arrivato nel borgo romagnolo al volante di una Mercedes GT3, dopo essere partito da Imola e aver fatto tappa anche a Faenza. Davanti a una platea gremita di appassionati e giornalisti, Antonelli ha ritirato il prestigioso premio, inserendo il proprio nome in un albo d’oro che vanta leggende del calibro di Michael Schumacher, Lewis Hamilton e Max Verstappen. Durante la conferenza stampa, moderata dalla giornalista della Gazzetta dello Sport Giulia Toninelli, il pilota della Mercedes ha toccato i temi caldi della stagione: dalla gestione della pressione alla rivalità interna con George Russell, fino al sogno (per ora rimandato) di correre a Imola.
Cosa si prova a ricevere un premio così prestigioso e a vedere il proprio nome accanto a quello di piloti che hanno fatto la storia della Formula 1?
“Sono davvero molto contento e onorato di ricevere questo trofeo, ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questa premiazione. È una giornata speciale, c’è un sacco di gente ed è un evento incredibile che mi ricorderò per sempre. Riguardo alla classifica, è sicuramente un bel momento ma la stagione è ancora molto lunga. L’importante adesso è restare con i piedi per terra, continuare a lavorare e poi si vedrà alla fine dell’anno”.
Il suo nome è stato accostato a quello di grandi icone del passato. Che effetto ti fa questo paragone e cosa sapevi del Trofeo Bandini?
“Siamo partiti molto bene in questo inizio di stagione e insieme al team stiamo facendo un grandissimo lavoro. Sentire accostare il mio nome a piloti che hanno fatto la storia fa sicuramente effetto, ma cerco di non lasciarmi trasportare: io penso solo a fare il massimo ogni volta che salgo in macchina. Del trofeo ne ero a conoscenza, anche perché molti dei piloti che corrono tuttora lo hanno ricevuto. È un riconoscimento molto noto nel Circus”.
Si parla spesso della tua capacità di entrare in una sorta di “tunnel” o “bolla” di concentrazione assoluta in pista. È una condizione che riesci a controllare o dipende dalle circostanze?
“Non è mai facile entrare in quella modalità e non è una cosa scontata, perché richiede un livello di focus davvero elevato. Quest’anno mi è capitato a Suzuka dopo la Safety Car e a Miami, dove sono rimasto in quella “bolla” per tutta la gara; a Montreal un po’ meno. Quando ci riesci è una delle sensazioni più belle in assoluto, perché è come se guidassi in automatico. Non ti rendi conto perfettamente di ciò che fai, ma tutto ti riesce alla perfezione e consumi anche molta meno energia mentale. Adesso ci riproveremo a Monaco”.
Molti addetti ai lavori lodano la sua spontaneità e il tuo modo di comunicare. Pensi che parte del tuo successo sia legato anche a questo tuo carattere? “Sicuramente il mio obiettivo principale è vincere in pista, ma mi piacerebbe avere un impatto positivo anche al di fuori, rimanendo esattamente la persona che sono. Non voglio cambiare il mio modo di essere, mi comporto così perché mi viene naturale. Spero di poter essere un esempio per i ragazzi, mantenendo questa genuinità sia dentro che fuori dal paddock”.
In pista mostra un’aggressività notevole. Tua mamma dice che hai la “faccia da angelo” ma che poi tiri fuori gli artigli…
“In pista serve, lì è come essere in una vasca piena di squali: o mangi o vieni mangiato. Bisogna essere aggressivi nella giusta dose. A Montreal forse lo sono stato anche troppo in certi frangenti; se dovesse ricapitare una situazione simile, bisognerà essere più lucidi. Ma la competitività è questa, stiamo correndo per vincere e in questo momento sono davanti in classifica, quindi voglio sfruttare al massimo ogni opportunità”.
Avverte uno sguardo diverso da parte dei suoi avversari o dei suoi compagni di squadra ora che è in testa al campionato?
“Non so se mi temano, ma sicuramente adesso ho molta più voce in capitolo e avverto maggior rispetto da parte degli altri piloti. Mi sto facendo notare e in pista cerco di mandare un messaggio chiaro: io non mi tiro mai indietro. L’obiettivo è vincere ogni volta, anche se ci sono domeniche in cui è più importante guardare ai punti in ottica campionato. Voglio cercare di lasciare il mio segno”.
Quest’anno Imola non è nel calendario della Formula 1. Quant’è il rammarico di non poter correre sulla pista di casa in un momento così favorevole?
“È un grande peccato. Spero vivamente che si possa tornare a correre a Imola in futuro, perché è a tutti gli effetti il mio circuito di casa ed è un tracciato a cui sono legatissimo. Sarebbe stato bellissimo correrci quest’anno con una macchina così forte e in questa posizione di classifica”.
Nel box la temono di più per la sua velocità in pista o per i suoi scherzi e i “furti” di torte di compleanno?
“Credo più per le torte! I meccanici si guardano sempre le spalle perché non sanno mai cosa posso combinare. Scherzi a parte, mi piace portare energia positiva e un po’ di “italianità” all’interno del team. È giusto divertirsi e alleggerire l’ambiente quando si può, poi quando è il momento di concentrarsi e andare in pista si torna seri. Questo splendido clima aiuta a godersi meglio il lavoro”.
Ha studiato le grandi rivalità interne del passato, come Senna-Prost o Hamilton-Rosberg? Come gestirà il duello ravvicinato con il suo compagno di squadra George Russell per il titolo?
“Sì, ho guardato quei duelli passati. Il segreto principale per vincere un mondiale è la costanza, massimizzando il risultato ogni weekend e correndo in modo aggressivo ma intelligente. Essendo una battaglia interna al team, il discorso è leggermente diverso: con un compagno di squadra corri prestando più attenzione, perché non vuoi fare danni per la squadra. Io e George siamo in una posizione grandiosa per lottare per qualcosa di importante, ma non vogliamo rovinare la bellissima dinamica che c’è nel box. Correremo duramente l’uno contro l’altro, saremo accaniti, ma in modo corretto e senza contatti. Mercedes deve vincere”.
Dal punto di vista tecnico, a Montreal la concorrenza sembra essersi avvicinata. Vi aspettate che Ferrari o McLaren vi diano del filo da torcere da qui alla fine? “Vedremo chi riceverà gli aggiornamenti. La Ferrari sembra una di quelle più accreditate: se riusciranno a sviluppare la power unit si avvicineranno, perché a livello di telaio sono messi molto bene. Spesso la gente si concentra solo sul nostro motore, ma vi assicuro che anche il nostro telaio è fantastico, andiamo forte in curva e consumiamo poco le gomme. Anche McLaren e Red Bull hanno fatto passi in avanti notevoli e saranno della partita, ma io preferisco concentrarmi su me stesso. Siamo in ottime mani, il team sta spingendo fortissimo e questo dà una carica pazzesca a noi piloti”.
Domenica scorsa a Montreal l’abbiamo visto parlare a lungo sul podio con Max Verstappen. C’è una bella intesa tra voi? “Sì, parliamo un po’ di tutto. Parliamo molto di GT3, dato che lui ha un team in quella categoria, e a Montreal abbiamo commentato la sua recente gara alla 24 Ore virtuale. Ma parliamo anche di vita privata, del weekend di gara e delle sensazioni sulla vettura. Abbiamo entrambi una grande passione per il motorsport a 360 gradi, non solo per la F1, ed è sempre molto piacevole confrontarsi con lui”.
Il suo futuro: un giorno ti vedremo in Ferrari?
“(Sorride, ndr) La Ferrari è un team immenso, ha un seguito pazzesco e una storia che resterà per sempre. Però io adesso sono un pilota Mercedes, sono felicissimo di essere con loro. Mi hanno dato una grande opportunità fin da piccolo, mi hanno accompagnato in tutto il percorso e sento il dovere di dare il massimo per questo team. Sono in debito con loro e voglio vincere il più possibile con la Mercedes, poi in futuro si vedrà”.
Source link




